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Autore Topic: Cenni storici sui rubini  (Letto 940 volte)
Tarabella
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« il: 26 Maggio 2007, 18:20:53 »

Rubini
Le Gemme del Movimento


Questi fondamentali componenti del meccanismo, svolgono una serie di basilari funzioni.
Non a caso, in base al loro numero, generalmente, si attribuisce maggiore o minor pregio, al movimento.
Questa piu’ che una realta’ è una credenza molto diffusa, in quanto l’equazione “semplicistica” piu’ rubini, maggior qualita’, non è proprio cosi esatta. Visto che per ottenerla, occorre tener presente, una vasta serie di caratteristiche costruttive e qualitative.
Per un perfetto funzionamento del meccanismo, ne occorrono mediamente 15/18, ovviamente ogni complicazione in piu’, tipo: dispositivo di ricarica automatica, funzioni cronografiche o altro, portano ad elevarne il loro numero.
Le funzioni svolte dai rubini, sono le seguenti. Oltre alla tenuta delle ruuote, svolgono la funzione importantissima di “cuscinetti” essendo il foro dove lavora ed ha sede il pivot “punta della ruota” eseguito perfettamente e lucidato. Cio rende gia’ agevole, lo scorrimento degli ingranaggi.
Guardando le pietre dall’alto, si noterà al loro centro, un incàvo, il quale ha la specifica funzione di “serbatoio” per il lubrificante.
La forma cava infatti, viene realizzata in tal modo, per trattenere quest’ultimo, in modo che non si spanda.
Da tenere in seria considerazione è la straordinaria durezza di questi componenti, che unita agli olii, fa si che possano svolgere, la loro attivita’ per lunghi anni di corretto funzionamento, prima che si renda necessaria la sostituzione.
Quindi ottimo deterrente, contro attriti ed usura, che due metalli a contatto se pur con caratteristiche differenti, non riuscirebbero a garantire.
L’utilizzo delle pietre e le loro peculiarita’, rendono possibile la realizzazione, di movimenti con caratteristiche tecniche e cronometriche sempre piu’ elevate.
La prova indiscutibile dell’importanza dei rubini, possiamo riscontrarla, osservando quei movimenti di economica fattura, che al loro posto, utilizzano dei grani in ottone, chiaramente con risultati non entusiasmanti in quanto la funzionalita’ e la durata nel tempo e molto inferiore.
Molto affascinante è anche la storia di questi insostituibili protagonisti. Un tempo, al loro utilizzo in orologeria, veniva forse attribuito piu’ un valore da gioiello, che di strumento tecnico.
Cio’ si radico nell’immaginario collettivo, grazie anche a molte case produttrici, “spesso minori” che ne enfatizzarono l’ utilizzo, riportando sui quadranti vistose scritte, a volte in rosso, come ad esempio, 17 RUBIS.
Non sempre pero’ erano indice qi alta qualita’, come spesso volevano far credere.
Un altro fatto singolare, che credo sia capitato ad ogni orologiaio, è quello raccontato da qualche cliente, della “rapina” dei rubini, subita da chissa’ quale manigoldo. Curiosita’ queste che, hanno contribuito nel tempo, a dare a questi ultimi, un alone di mistero e gran valore.
Del tutto campata in aria per altro, questa idea non è, in quanto, il nome stesso non è dato solo dal tipico colore rosso. Ma dall’utilizzo che della pietra preziosa, fu fatto in passato dagli orologiai che cercavano di risolvere le problematiche inerenti lo scorrimento, la precisione e l’usura.
Ovviamente le caratteristiche naturali e le strumentazioni dell’epoca, rendevano difficoltosa la lavorazione della pietra, con uno scarso risultato, rispetto al tempo utilizzato ed all’inevitabile scarto di materiale, causato dalla rottura.
In oltre, quei pochi orologi, sui quali si riusciva a montare questo dispositivo, dovevano necessariamente essere commercializzati a prezzi altissimi e cio’ spesso si rivelava controproducente, specialmente per i nomi, meno conosciuti e le piccole maison.
La paternita’ di questa rivoluzionaria soluzione, ovvero l’utilizzo del rubino prima, “poi corindone, granato e pietra sintetica” fu del grande Orologiaio, svizzero “geometra, astronomo e matematico” Nicolas Fatio “de Duiller” 1664-1753, nato da una famiglia di origini italiane.
L’invenzioine ufficialmente è datata 1704, e fu da quell’anno in poi, che si comincio’, la sperimentazione ed il montaggio delle pietre su larga scala sino ad arrivare alla grande qualita dell’orologeria attuale.


Cordialmente Roberto Tarabella.

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pugaciof
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« Risposta #1 il: 26 Maggio 2007, 19:52:44 »

Interessante intervento tecnico, Roberto. Ma non sarebbe da spostare nell'angolo dell'orologiaio?
Dimmi cosa ne pensi e provvedo.  ;)
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Tarabella
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« Risposta #2 il: 27 Maggio 2007, 14:02:06 »

L'ho postato in questa sezione perchè ho notato che si tratta orologeria e storia, l'articolo è una ricerca storica, che accenna all'uso e l'evoluzione dei rubini, in modo non prettamente tecnico, ritengo quindi sia piu' adatta una sezione storica che tecnica, ma fai tu come ritieni piu' opportuno.

Ciao Grazie Roberto.
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Thom
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« Risposta #3 il: 27 Maggio 2007, 14:40:10 »

Grazie per il bell'articolo ;)

Credo anche io che un articolo storico anche se di un argomento tecnico, sia da postare in questa categoria ;)
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aldobas
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« Risposta #4 il: 31 Maggio 2007, 12:47:45 »

.. interessante, grazie   :)

 ;)
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barbablu
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« Risposta #5 il: 22 Gennaio 2008, 01:07:52 »

Una domanda è vero che sino ad alcuni anni fa i rubini venivano prodotti a Soresina in provincia di Cremona dove esiste anche un museo che tratta di questo argomento
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« Risposta #6 il: 06 Febbraio 2008, 17:23:01 »

Interessante questo intervento, per i novizi come me un modo piacevole di imparare. Grazie Roberto
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