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Autore Topic: Reportage di un'esperienza indimenticabile  (Letto 552 volte)
fena
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« il: 17 Maggio 2007, 11:18:54 »

Reportage di Fuoridalcoro della nostra visita alla Renaud&Papi nel settembre 2006:


"Eccomi qui a cercare di rendervi partecipi della splendida mezza giornata che io e Felice abbiamo trascorso da Renaud & Papi insieme a Giulio Papi.
Non troverete foto dell’interno, in quanto non ci sembrava lecito chiedere di fotografare macchinari e progetti che costituiscono il cuore dell’azienda, ma spero che il mio scritto vi aiuti ad immaginare un po’ di cose


Arriviamo nella prima mattinata alla Chaux de Fond , vero paradiso di tranquillità e serenità. Già di primo acchitto si capisce che solo in un posto del genere si può lavorare con gli orologi.
A destra e a manca è pieno di aziende legate all’orologeria che producono tutto ciò che è necessario a questo tipo di industria.
Bellissima la maison Cartier che svetta con un fabbricato molto elegante e tecnologico.
Insomma arriviamo lì e già quel cartello all’entrata è lì ad incuterci timore reverenziale.
Tutto attorno, regna la pace più totale.
All’ingresso un impacciato Felice cerca in francese (sfizzero com’è non lo mastica per bene) di far capire alla gentile signorina all’entrata che abbiamo un appuntamento con il Grande.
Ci riusciamo, e dopo un po’ di attesa davanti ad alcune teche all’ingresso che hanno all’interno dei veri e proprio gioielli firmati AP (un paio di tourbillon e un ripetizione minuti), facciamo appena in tempo ad asciugarci la bava alla bocca che arriva il Sommo.
Scioltissimo, nei suoi jeans e t-shirt con una aria sbarazzina ed una giovialità di quelle che ti mettono a tuo agio in 30 secondi. Già da lì si capisce che è un grande.
Dopo i convenevoli e le presentazioni ci accomodiamo nel suo ufficio dove avviene la progettazione.
Già solo vedere la sua scrivania con un super monitor da 32” (rubacchiato in magazzino ci confessa) è una bella emozione.
Quante cose belle avrà visto quello schermo!!!
Insieme a lui lavorano diverse persone, tutte giovanissime talaltro, ognuno impegnato su un proprio progetto che, ci spiega Giulio, viene poi discusso in team verificandone la fattibilità, i costi, le problematiche.
Su alcune scrivanie ci sono dei modellini in plastica realizzati per capire ad occhio dove ci possano essere dei punti in cui gli ingranaggi non lavorano, o dove il movimento possa trovare difficoltà nell’espletare le funzioni richieste.
Giulio ci mostra il software che adoperano per progettare (un Autocad customizzato per applicazioni orologiere), spiegandoci che non solo lavora in statico, ma che può anche simulare un orologio in funzionamento, naturalmente senza mostrare quelle problematiche che si presentano nella realtà (attriti etc. etc.).
Ma la sorpresa è vedere come il Buon Giulio inizia a sviluppare un idea.
Dei classici bloc notes formato A4 strapieni di disegni, calcoli, appunti, idee che poi vengono trasferiti in forma informatica.
Da lì parte tutto.
Inutile sottolineare l’ordine e la qualità dei disegni, roba che il Codice Atlantico di Leonardo gli fa una pippa.
Dopo un po’ si passa all’altra stanza, dove lavora il team di supporto all’azienda.
Regna una quiete ed una tranquillità invidiabili. Tutti sono assorti nel proprio lavoro.
Fena inizia la sua litania che ci accompagnerà in tutta la visita….”Voglio lavorare qui, voglio lavorare qui, vogli….”.
Sembra un bambino in un negozio di giocattoli in trance bocca ed occhi spalancati.
Si riprenderà solo dopo pochi giorni.
Scopriamo che lì ci lavorano un matematico, specializzato in fisica naturalmente preso da innumerevoli calcoli al PC, e fra gli altri un bibliotecario (!!!), il cui compito è quello di raccogliere materiale sull’orologeria in genere che possa essere utile in consultazione, e tutto quello che viene fatto lì in azienda che, all’occorrenza può essere richiamato facilmente in qualsiasi momento.
Che cosa fantastica.
Tra le altre persone ci viene segnalata anche la presenza di un ingegnere specializzato nell’ invecchiamento degli orologi.
Incredibile! Giustamente Giulio ci sottolinea il suo desiderio di sapere subito che cosa può capitare nel tempo ai suoi orologi senza dover necessariamente aspettare 30 anni per saperlo.
Ecco la necessita di studi dedicati a tale scopo.
Dopo questa piacevole rivelazione entriamo lì dove regnano gli orologiai. Sono disposti in isole da quattro postazioni. Ognuno di loro inizia il proprio orologio e lo finisce in totale autonomia.
Solo “quelli del Tourbillon” hanno una loro isola a parte dove viene assemblato il fantastico meccanismo.
Ci viene presentato uno degli anziani, un orologiaio di origine neozelandese, che ci porta sotto una postazione dotata di microscopio sotto la quale mette il ripetizione minuti a cui stava lavorando.
Inutile dirvi che cosa stupefacente è guardare un orologio del genere sotto il microscopio!
Tutte le finiture sono messe in evidenza ed il dettaglio con cui sono realizzate è qualcosa di incredibile!!! Ogni minimo leveraggio, vite, ponte, ruota è curata all’inverosimile.
Il gentile signore aziona il meccanismo che con una semplicità unica (vista al microscopio) ci fa capire come avvengono i rintocchi delle ore e dei minuti.
La bava alla bocca ritorna a scorrere a fiumi.
Fena già chiama la sua finanziaria di fiducia per chiedere in quante rate può acquistare il suo ripetizione minuti personale.
Da lì a poco Giulio torna con due orologi un Richard Mille ed un Breitling for Bentley Tourbillon Crono che ci fa ammirare sotto la lente del microscopio.
Fantastica la lamina in carbonio e nonricordocosa del RM, che è fatta dello stesso materiale, ci spiega Giulio, delle ali dei jet di nuova generazione della Marina Americana.
Non ha le solite lamelle incrociate, ma una tessitura particolare, ci spiega.
Le finiture del RM? Da paura!! Sembra di ammirare il motore di una concept car.
Affascinante anche il Breitling con fondello a vista circondato da un anello sottile in legno che ci spiegano è lo stesso di quello del cruscotto del fortunato proprietario che ha acquistato macchina ed orologio insieme. Su un ponte ci sono incise le sue iniziali e perfino il pérlage ha la stessa disposizione di quella sul cruscotto della macchina!!!!!!!
Costa come la metà di una Bentley, ma vuoi mettere il piacere di possedere un orologio così?
La nostra visita prosegue.
Scendiamo nei piani inferiori dove sono sistemati i macchinari che realizzano i vari pezzi da assemblare successivamente.
Atmosfera differente. Rumori odori e quant’altro sono più da officina che contrastano la soffice ovattata tranquillità che si respirava al piano superiore.
Ci avviciniamo ad una macchina che fabbrica in quel momento dei bariletti.
Le materie prime dei pezzi che fanno parte dei ruotismi, consistono in semplici tondini di acciaio di diverso diametro a seconda di cosa deve realizzare la macchina.
Questa è a controllo computerizzato e lavora per giorni solo su un singolo pezzo che produce nelle quantità richieste. Per programmarla ci vogliono alcuni giorni, ma poi lavora in modo assolutamente automatizzato.
I pezzi escono da soli e si accumulano in una vaschetta costantemente lubrificata.
Sembra fantascienza che da una barretta escano fuori le forme richieste, ma lì sembra una comune realtà.
Entriamo successivamente in una stanza dove ci sono i macchinari che producono i leveraggi.
Un filo di acciaio sottilissimo taglia una lamina di acciaio sottile anch’essa sulla quale è disegnato al laser il pezzo, ritagliandolo come una forbice farebbe su un foglio di carta.
La cosa bella è che parliamo di alcuni pezzi che ad occhio nudo sono microscopici!!! Anche qui ogni macchina lavora per un tempo determinato ad un singolo pezzo.
Ci vengono inoltre mostrate delle viti, che credetemi erano davvero microscopiche!! Giulio le mette sotto il microscopio e scopriamo una finitura curatissima, lucida e satinata insieme.
Spettacolo!
Gli chiedo come sia possibile avvitare una cosa così microscopica su un ponte o una platina e Giulio mi risponde candidamente, “con il cacciavite!!!”. Roba da non crederci.
Tra le tante c’è anche una macchina che controlla che le macchine lavorino correttamente con le tolleranze prestabile e che i pezzi corrispondano allo standard richiesto.
Tutto curato ed organizzato nei minimi dettagli.
Nelle stanze vicine si trovani alcuni PC che con delle dime elettroniche controllano i pezzi usciti dalle macchine ad uno ad uno. Lavoro effettuato manualmente. Pazienza allo stato puro.
Attraversiamo successivamente diverse stanze con diversi macchinari con diversi scopi, fino a giungere in una in cui vengono effettate alcune finiture.
Ammiriamo la semplicità di una macchina manuale che effettua il pèrlage sulle platine.
Giulio confessa che c’è una sola persona specializzata a tale compito. E se si ammala? Chiediamo. Si ferma tutto. Aspettiamo che guarisca, ci risponde candidamente.
Altri giri per diverse stanze fino ad una un po’ più grande del solito in cui, ci spiega Giulio, c’è l’intera azienda in miniatura.
Lì, dice, vengono realizzati pezzi unici, su espressa richiesta dei clienti, e secondo i loro personali desideri in fatto di materiali, meccanismo, funzioni, cassa, movimenti etc etc..Vengono realizzati dei prototipi prima di passare alla realizzazione.
I disegni restano di proprietà della Renaud & Papi ma dopo il primo esemplare realizzati vengono custoditi a sola futura memoria e per l’assistenza post-vendita.
Ci mostra un orologio in realizzazione in quel momento, con il movimento applicato su una mini lastra di pietra particolarissima e rarissima.
Ci mostra anche la cassa (oro giallo) massiccia molto grande e pesantissima….
Prezzo di un gioiellino del genere? A partire dai 500.000 Euro (o come le chiamava qualcuno banane)
Anche la FinGiorgione impallidirebbe di fronte a tale richiesta.
Fena abbandona ogni speranza, è al di sopra di ogni possibilità umana, ammette.
Giulio interpellato in merito non ci svela nemmeno un nome famoso che gli abbia richiesto un pezzo unico, ma ci confessa che ci sono diversi italiani in lista come gente da tutto il mondo.
Che invidia.
La nostra visita è pressoché terminata, siamo rassegnati a lasciare cotanta tecnologia e Giulio che ci ha stupito per la disponibilità e la dovizia di dettagli nel mostrarci tutto e al rispondere alle nostre domande.
Ma lui ci stupisce ancora. Ci invita a pranzo, e noi felicissimi non possiamo far altro che accettare.
Segue una bel giro nella sua fiammante auto, guidata con molta energia, devo confessarlo, fino ad un ristorante che non è altro che la prima fattoria che fu costruita nella valle.
La targa all’ingresso recita l’anno 1614.
Dentro è tutto come all’epoca, intatto. Mobili, camere, tutto come all’epoca. Un vero tuffo nel passato.
A tavola, dove mangiamo benissimo inutile sottolinearlo, scopriamo ancora la personalità eclettica e gioviale del Sommo Giulio, che ci incanta con i suoi ragionamenti ed il suo modo a volte disincantato di veder le cose.
E’ sorprendente che una persona del suo calibro e della sua importanza abbia una tale capacità di farti sentire a tuo agio e di chiacchierare con lui anche di argomenti stupidi e poco rilevanti.
Irresistibile l’aneddoto su come lui ha conosciuto Carletto Manometro. Un vero spasso.
Trascorrono piacevoli altre due ore.
Siamo in solluccheri.
Ritorniamo in azienda dove ahimè tocca salutarci.
Il Fena nazionale tenta in tutti modi di presentare la documentazione per essere adottato da Giulio, o in alternativa dalla Renaud & Papi, ma senza riuscirci.
Ci rimangono le foto di rito, con la felpa con la bandiera italiana indossata da Giulio, “per far schiattare i francesi che lavorano con lui” e un saluto, la conclusione di una mezza giornata fantastica nel mondo dell’altissima orologeria, da ricordare in eterno.

Colgo l’occasione per ringraziare ancora (non è mai abbastanza) Giulio Papi per la fantasica accoglienza e disponibilità nel riceverci, e Carletto Manometro che ha permesso che tutto questo accadesse.

Se sono stato prolisso e lungo scusatemi, ma mi andava di raccontarvela così…."
« Ultima modifica: 17 Maggio 2007, 11:21:13 da fena » Loggato
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« Risposta #1 il: 17 Maggio 2007, 11:26:30 »

e le foto?
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fena
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« Risposta #2 il: 17 Maggio 2007, 11:34:59 »

e le foto?

abbiamo fatto solo due foto con Giulio Papi...  :cry:
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Thom
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« Risposta #3 il: 17 Maggio 2007, 11:38:04 »

Come Vi invidio grifon
 
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« Risposta #4 il: 17 Maggio 2007, 15:26:00 »

anche io voglio lavorare lì....
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« Risposta #5 il: 17 Maggio 2007, 17:01:19 »

Felì, foto, foto, foto  anto
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Ciao paliolitici!
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« Risposta #6 il: 17 Maggio 2007, 17:08:51 »

Se sono solo due posta quelle 
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« Risposta #7 il: 17 Maggio 2007, 17:46:17 »

Che giornata!  :wub:





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« Risposta #8 il: 17 Maggio 2007, 23:41:18 »

Complimenti per il reportage....interessante..hai riportato delle info che no si ritrovanano nenache ni milgiori articoli delle riviste super specializzate..

Cosa intendevi con ..matematico ma esperto di fisica ..te lo hanno presentato cosi'  ?
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Carletto
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« Risposta #9 il: 18 Maggio 2007, 08:31:31 »



Cosa intendevi con ..matematico ma esperto di fisica ..te lo hanno presentato cosi'  ?

ne matematico ne seperto di fisica semplicemente GENIO :woot: :woot: :woot: :woot:
« Ultima modifica: 18 Maggio 2007, 08:32:11 da Carletto » Loggato

Sembra impossibile, ma dietro la freddezza matematica della progettazione c'è un vortice di emozioni
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« Risposta #10 il: 18 Maggio 2007, 08:50:41 »

OK..non si discute sul fatto che siano personaggi unici..pero' mi piacerebbe capire la formazione che queste figure (matematici e/o fisici) devono avere.....se la formazione la puoi ottenere con corsi di studi presenti in svizzera..che tipo di facolta' , quali istituti ecc...insomma per dare una connotazione reale a queste attivita' ..per calarle in un contesto....qui' da noi sembra sempre tutto cosi' fuori dal mondo..
mi piacerebbe sapere ..ad esempio quali sono le scuole che formano queste figure....se sono scuole cosi' diverse dalle nostre ..se da noi si potra' mai formare una persona con quelle preparazioni..ecc.
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« Risposta #11 il: 18 Maggio 2007, 08:57:51 »

Caro luca ti dico solo che Giulio ha semplicemente frequentato la scuola di orologeria della chaux-de-fonds quindi nessuna laurea ne in ingegneria ne tantomeno in matematica......  questo per quel che riguarda la figura del capotecnico di R&P.... per le tue domande inerenti la formazione di progettisti spero che tra oggi e domani ti possa rispondere lo stesso Papi in persona ;)
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Sembra impossibile, ma dietro la freddezza matematica della progettazione c'è un vortice di emozioni
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« Risposta #12 il: 18 Maggio 2007, 09:08:25 »

Davvero il Mr Papi ?...sarebbe bellissimo
Io ad esempio tempo fa feci una domanda del genere alla DE Bethune..menzionando l'ingegnerre capo che era riportato in un servizio che vidi su De Bethune ..molto gentilmente mi risposero ..e mi dissero che l'ingegnere capo che gestiva il discorso della progettazione degli organi regolatori..beh aveva si una formazione rintracciabile da studi di ingegneria (pero' non mi specifico' il tipo di formazione..indirizzo ecc.) ..ma sostanzialmente mi disse che la conoscenza necessaria a realizzare questi organi regolatori di De Bethune all'avanguardia..beh l'aveva appresa di suo ..in pratica non esistono studi specifici ..che arrivino cosi' in profondita' ..almeno questo mi era sembrato di capire in quel breve email scambiato...
Visto che Papi si cimenta in organi regolatori evolutissimi ....pero' qui' sembra che ci siano dei matematici e non degli ingegneri.
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maxpel
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« Risposta #13 il: 18 Maggio 2007, 09:11:43 »

E' sempre un piacere leggere questo reportage  :)
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« Risposta #14 il: 18 Maggio 2007, 09:53:50 »

Davvero il Mr Papi ?...



si stà registrando :woot:
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(Giulio Papi)
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