Racconto una piccola storia, nella speranza di fornire qualche conoscenza in più sulle vicende straordinarie del mondo dell'orologeria.
Certe cose, viste personalmente, hanno rinfocolato la passione ed hanno fatto capire quanto ingegno, amore e soprattutto fatica ci siano dietro a questi meravigliosi oggetti del desiderio.
Nell'estate del 2004 ho trascorso alcuni giorni a Ins, nelle vicinanze di Neuchatel ed ho avuto modo di girare un poco la regione.
Voglio parlare della famiglia Jaquet-Droz, si tratta di storia passata, anche se il marchio, od almeno il nome, esiste ancora a La Chaud De Fond.
Pierre Jaquet-Droz nasce nel 1721. e muore nel 1790.
Nella sua vita realizza degli orologi meravigliosi, con smalti, decorazioni e complicazioni mirabili. In particolare si specializza nella realizzazione di orologi con automi.
Uno mirabile e che ho visto è esposto al Musée d'horlogerie du Locle - Château des Monts, una splendida gabbia dorata con l'uccellino che si agita e canta diverse melodie per i quarti, le mezzore e le ore:

Altre bellissime realizzazioni si possono vedere su
QUESTO sito alla voce "histoire".
Ma ora parliamo delle grandi meraviglie realizzate da Droz: tre veri e propri automi che sono esposti dal 1909 al Museo di Neuchatel e possono essere visti in funzione ogni prima domenica del mese, in tre sedute pomeridiane su appuntamento.
Per la descrizione rimando a
QUESTO sito internet (anche in lingua italiana), nel quale è possibile vedere anche alcuni video ed animazioni ed acquistare documentazione.
Aggiungo qualche nota personale.
Quel pomeriggio di luglio io e mia moglie, espressamente andati per vedere la dimostrazione, siamo stati inseriti nel secondo gruppo. Dello stesso gruppo faceva parte un principe del Mali venuto appositamente per vedere gli automi, uno spilungone con atteggiamento e sguardo altero, in sontuoso abito tradizionale presumo da cerimonia ed accompagnato da un tecnico/factotum francese che gli faceva da portavoce (praticamente il principe, in francese, gli diceva cosa chiedere e lui, in francese, rivolgeva le domande al dimostratore), nonchè da un vero e proprio "armadio" ambulante che non diceva nulla e che presumo interpretasse la parte del "gorilla".
Il dimostratore, svizzero e molto pragmatico, per un po' si è assoggettato a questoi sistema delle domande che di fatto doveva ascoltare due volte, poi ad un certo punto ha chiesto: "ma il principe non conosce il francese?" e si è sentiro rispondere con assoluta normalità, che il principe era molto colto, aveva studiato in Università europee e parlava correntemente Inglese, francese e tedesco.
La vendetta del dimostratore svizzero è arrivata dopo poco. Infatti il maestro orologiaio, di fronte alla richiesta di una ragazza inglese che non capiva il francese, ha invitato il principe, senza tanti complimenti, a spostarsi vicino alla ragazza ed a fare la traduzione simultanea dal francese all'inglese.
Un poco di imbarazzo da parte dell'entourage, ma poi "Sua Maestà" ha compreso al situazione e si è reso disponibile: una austera risata ed è sceso dal piedestallo nel divertimento generale.
Chiusa la parentesi folkloristica, ecco gli automi:
LO SCRIVANO
Scrive con una penna d'oca, la intinge realmente nel calamaio e la scuote per far cadere la goccia, fa scorrere la piastrina su cui è il foglio di carta, va a capo, è in grado di scrivere diverse frasi, previa programmazione, attraverso un meccanismo a camme il cui spessore è infinitesimale (in caso di variazioni di temperatura, la dilatazione può produrre piccoli errori di lettera.
Scrive in corsivo, e questa è la frase scritta quel giorno, sul cartoncino che sono riuscito a farmi dare a fine dimostrazione:
IL DISEGNATORE
Disegna con una matita a grafite, prima il contorno e poi le sfumature, è in grado di realizzare i chiaro/scuri.
Ogni tanto soffia (veramente!) sul disegno per far volare via la polvere di grafite.
Segue con gli occhi il disegno e muta l'espressione del viso.
Questo è il disegno eseguito quel giorno (come al solito carpito):

Altri disegni per i quali è programmato:


LA MUSICISTA
Suona realmente una melodia, facendo scorrere le mani sulla tastiera e schiacciando i tasti con le dita. Ha una respirazione evidente, segue con la testa le mani ed alla fine fa un inchino al pubblico.
Con questi automi Pierre Jaquet-Droz, insieme al fratello ed ad un meccanico, certo Leschot, che i maligni dicono fosse la mente più fertile dell'ingegno dei Droz, a metà del '700 se ne andarono per le corti d'Europa a far soldi.
Gli automi furono presentati a Luigi XVI e Maria Antonietta in Francia, ai reali di Spagna (dove fu avanzata un'ipotesi di stregoneria e dovettero smontare completamente gli automi e farne capire il funzionamento ai "preti" di corte), alla corte d'Inghilterra ed anche alla corte degli Zar di Russia a San Pietroburgo.
Gli automi poi furono dimenticati e vennero ritrovati abbandonati in una qualche soffitta alla fine dell'ottocento. Chiaramente avevano subito le ingiurie del tempo e dell'incuria, ma vennero comunque messi all'asta dai proprietari.
La città di Neuchatel li acquistò, li restaurò e li riportò allo stato di funzionamento e splendore con il quale erano stati mostrati due secoli prima ai reali d'Europa.
Ho voluto raccontare questa esperienza, sia perchè desideravo farne partecipi gli amici di TZI, sia perchè mi ha veramente affascinato e lasciato sensazioni stupende: essere stato testimone di un evento straordinario.
Spero anche di fornire un'utile indicazione e stimolo alla visita per chi si recasse in quegli stupendi luoghi.
Poi chiaramente attendo che qualcuno, più addentro di me, semplice neofita meravigliato, voglia approfondire l'argomento od integrare le mie scarse e superficiali informazioni.
Per riportare il discorso ad oggi, la Jaquet Droz esiste ancora (almeno il nome) ed ha un bellissimo sito, con la presentazione di alcuni modelli realizzati dal Maestro e la produzione attuale, invero originale, della quale però non so dare notizie, al di la di quelle che compaiono nel sito.
Potete vedere i modelli attualmente prodotti
QUI
