Ecco a voi il primo "articolo" sul rapporto con i nostri amati orologi così come annunciato qualche giorno fa.
Mi son fatto prendere dall'entusiasmo e, nella fretta di condividerlo con voi, avrò sicuramente dimenticato di smussare qualche angolo. Confido nella vostra comprensione ma, visto che la mia tesi finale non è politically correct, amerò anche le critiche.Orologio o segnatempo?
Il problema della misurazione del tempo è antichissimo ma è variato molto nei secoli.
Nella preistoria, il segnatempo più usato aveva un numero di alternanze molto basso rispetto ad un normale orologio meccanico: una alternanza al giorno.
Era, evidentemente, il ciclo luce/buio creato dalla rotazione della terra che, pur con approssimazione piuttosto grossolana,svolgeva comunque il suo compito senza bisogno della famosa coppia ancora-scappamento.
Da allora, l’ordine di grandezza rispetto al quale usiamo misurare il tempo si è immensamente ampliato: Gli segnatempo atomici a maser che usano il cesio hanno una frequenza di 9.192.631.770 alternanze al secondo. Come si vede abbiamo cambiato rapporto. E non è finita qui, poiché Il migliore sistema attualmente sviluppato impiega ioni di mercurio. È stato creato al NIST che sfrutta un laser con impulso di un femtosecondo. Ha una precisione di 5 ordini di grandezza in più rispetto a quelli al al cesio. I suoi progettisti dicono che potrebbe sbagliare un secondo dopo 4,5 miliardi di anni.
Allora… che ce ne facciamo di tutta questa precisione?
Le esigenze della vita normale di ognuno di noi, a meno che non lavoriate all’IEN Galileo Ferrais, si fermano ad una precisione media attorno ai 5 minuti. 1 Minuto, per i più pignoli può essere considerato il massimo dell’esigenza di controllo personale del tempo.
Questo limite lo abbiamo da tempo superato con dei normalissimi orologi meccanici già da un paio di secoli e più: forse solo l’orologio a candela può essere considerato insufficente per il nostro scopo.
Ci troviamo dunque, da un lato ad aver risolto il problema della misurazione ad uso comune già da un bel po’, e dall’altro ad avere degli orologi (parlo di noi appassionati) che vantano uno scarto giornaliero minimo di 2-3 secondi, del tutto inaccettabile rispetto ad un decente segnatempo al quarzo da 50 Euro. Siamo quindi incastrati fra questi due diversi metri di paragone e, da qualunque lato la si voglia guardare, la guerra sembrerebbe persa in partenza.
La ragione per cui noi si continui a collezionare orologi non è qui messa in discussione, poiché assolutamente personale ed estremamente varia: chi considera l’orologio l’unica possibilità per un uomo per portare un gioiello; chi ama il lavoro artigianale/artistico che sta dietro ad ogni pezzo di manifattura uscito dalle più importanti maison svizzere, chi lo fa per semplice investimento e così via, potremo continuare con una ragione diversa per ognuno di noi.
Quello che stupisce è come mai ne si progettino sempre di nuovi. In qualsiasi altro settore commerciale, un prodotto obsoleto dal punto di vista pratico non troverebbe finanziatori disposti ad investire in ricerca e sviluppo. Forse si riuscirebbe a convincerli a continuare le produzioni esistenti, ma nulla di più.
Esiste solo una spiegazione a tutto ciò: la fascia alta dell’orologeria non ha nulla a che vedere con la fascia economica, sono prodotti che vagamente si assomigliano ma hanno lo stesso rapporto che c’è tra la carta da parati ed un Picasso: entrambi svolgono la funzione pratica di coprire un muro, ma con diversissimi risultati.
In questa prospettiva tutto torna perché ad un opera d’arte nulla si chiede se non di esistere. Nemmeno la precisione ha più importanza: se portate al polso un pezzo di storia dell’orologeria che vi appaga come poche altre cose al mondo, ha davvero importanza se, ogni mattina, assieme alla carica, gli date un aggiustatina perché ha perso/guadagnato un minuto?
Riflettete sulla risposta a questa domanda perché è da questa risposta, secondo il mio modesto parere, che capirete se siete persona adatta a portare un OROLOGIO o un banale segnatempo.