..non per buttare benzina sul fuoco, ma da qualche anno leggo e vedo queste cose sui fora, specialmente sugli SM300 che gli americani sono così ansiosi di mandare a Bienne.
Il restauro che intende il collezionista non è esattamente lo stesso che intende Omega, perlomeno per orologi commerciali.
Per la casa madre, restaurare significa ripristinare tecnicamente la funzionalità originaria per cui sostituiscono i pezzi.
Quando vedo una cassa come nuova, risultato che si ottiene solo a con l'uso di macchine CNC, mi pare inverosimile che la mandino dal fabbricante di casse per ripristinarla.
E' più vantaggioso sostituirla.
Spero di sbagliarmi per il nostro amico.

Concordo pienamente con Aldo.

Tuttavia, devo aggiungere che la logica della casa non è sbagliata: a Bienne intendono il restauro come il ripristino delle caratteristiche originali e, pertanto, la sostituzione dei pezzi è certamente la via che offre le maggiori garanzie di riuscita, nei limiti di tempo di una operazione pur sempre commerciale.

Per quanto riguarda l'utilizzo di macchine CNC (cioè a controllo numerico), sono pochissime le maison che le adoperano per il restauro e tra queste Patek. Un crono Patek, però, ha valore venale e costi di revisione distanti anni luce da orologi commerciali come gli Speedmaster (perdonatemi, ma è così: i Patek hanno sempre viaggiato in una fascia completamente differente e basta aprirne uno per rendersi conto delle soluzioni e delle rifiniture al limite del maniacale...).
E' evidente, quindi, che è necessario chiarirsi prima cosa ci si attende da un restauro e scegliere di conseguenza.
