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Autore Topic: Movimenti di manifattura o industriali?  (Letto 321 volte)
Nerone
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« il: 02 Gennaio 2008, 17:15:43 »

Lettera  scritta alla redazione di una rivista del settore, da un loro lettore e la risposta della redazione.La trovo interessante, per chi come me è alle prime armi nel mondo dell'orologeria.

Sono un vostro lettore e vi scrivo per sottoporvi una domanda sui movimenti: io non sono un esperto, ma leggendo un pò vedo che molte Case, anche blasonate, montano movimenti non di manifattura, in genere ETA o Valjoux e i prezzi non si discostano molto da quelle che invece fanno "tutto in casa".Da cosa dipende?Questi movimenti sono sicuramente affidabili, ma alla fine non rendono gli orologi un pò "tutti uguali".

Caro lettore, la sua lettera ci permette di affrontare un argomento sempre "caldo": quello dei calibri di manifattura e non.Le sue considerazioni sono corrette sotto alcuni punti di vista, ma un po troppo "generaliste".Non possiamo negare, infatti che l'impiego dello stesso calibro cronografico, ad esempio, possa determinare la realizzazione di orologi tutti molto simili fra loro.Il movimento cronografico infatti è strettamente correlato all'immaggine dell'orologio, visto che la posizione dei contatori sul quadrante non puo essere spostata a piacimento se non modificando il movimento stesso.Un esempio di modifica importante apportata da una Casa in questa direzione è quello del Chrono 4 di Eberhard, che presenta i 4 contatori in linea grazie a una modifica apportata al calibro di base ETA 28-94-2.La stessa cosa si puo dire di tutti quei movimenti che forniscano indicazioni aggiuntive rispetto a ore e minuti.Ad esempio, il cronografo Rolex Daytona rimasto in produzione dal 1988 al 2000, montando un movimento derivato dallo Zenith El Primero, aveva lo stesso posizionamento dei contatori crono dei cronografi della Zenith, ma non aveva il datario, che lo avrebbe reso ancora più simile agli orologi della Casa di Le Locle.La stessa cosa è vera per i movimenti con calendario o qualsiasi altra indicazione sul quadrante.Non è vera, invece, per i movimenti solotempo, per ovvie ragioni.Inoltre, propio per ovviare al "pericolo" di avere orologi "tutti uguali", le Case fornitrici di movimenti, come la ETA che lei cita, offrono lo stesso movimento in diverse configurazioni, quindi con piccole modifiche all'affissione già realizzate a monte, che possono essere scelte da catalogo o ordinate appositamente dal committente(con ovvia differenza di prezzo).E qui veniamo alla questone monetaria.Non possiamo infatti concordare con lei quando afferma che il prezzo di orologi che montano movimenti di manifattura sia pari a quello di altri che montano calibri industriali.Esistono naturalmente eccezzioni, che deve essere però il mercato a premiare o bocciare.In generale, l'adozione di un calibro di manifattura fa lievitare anche notevolmente il prezzo dell'orologio.Un esempio è il nuovo Panerai Luminor 1950 con calibro automatico di manifattura, hanno un prezzo che inevitabilmente si discosta dai precedenti modelli con movimento di derivazione ETA Unitas, o altro.Il rincaro è determinato dai costi sostenuti dall'azienda per la progettazione, la sperimentazione  e la produzione del nuovo calibro, ma non solo.Si consideri che l'impiego di un movimento totalmente nuovo determina anche altre esigenze, come la formazione del personale di produzione e quella dei centri assistenza post-vendita.Tutti costi che vanno ad incidere, in parte, sul prezzo finale dell'orologio.Inoltre, esistono varie qualità e tipologi di movimenti industriali(ovvero prodotti da aziende specializzate nella produzione di movimenti per l'orologio conto terzi).La stessa manifattura(che sia ETA, La Joux-Perret o Dubois Dépraz...) ha a catalogo lo stesso movimento con diversi gradi di finitura: si va quindi da un modello "base" a quello di più alto livello, salendo proporzionalmente di prezzo.Infine,il movimento industriale può essere impiegato dalle Case, anche le più blasonate, come base per lo sviluppo di complicazioni speciali, nel qual caso va giudicato il calibro finale nella sua interezza.Nessuno, ad esempio, si sentirebbe di sminuire uno qualsiasi dei tre pezzi che compongono la Trilogia del Tempo du Ulysse Nardin perchè impiegano come base l'ETA 2892, ovvero uno dei più diffusi movimenti industriali di attuale produzione.E non è un caso se questi orologi hanno un prezzo di vendita che trascende totalmente il calibro di base impiegato, poiche il valore lo fanno: il modulo astronomico progettato e realizzato da Ulysse Nardin, la cassa, il quadrante e il complicato sistema di affissione delle indicazioni.Tutti elementi, questi ultimi, che vanno ben considerati quando si stima il valore di qualsiasi orologio, che non è mai dato dal solo movimento.
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fabri5.5
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« Risposta #1 il: 05 Gennaio 2008, 00:12:18 »

io sarò uno scettico, ma nei movimenti considerati di manifattura,siamo poi certi che tutto venga costruito in casa? su ruote,viti e minuterie non ci metterei la mano sul fuoco. senza poi dimenticare il monopolio nivarox.
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Nerone
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« Risposta #2 il: 05 Gennaio 2008, 10:58:57 »

io sarò uno scettico, ma nei movimenti considerati di manifattura,siamo poi certi che tutto venga costruito in casa? su ruote,viti e minuterie non ci metterei la mano sul fuoco. senza poi dimenticare il monopolio nivarox.


Caro Fabri, non so se si fanno tutto in house(e non lo credo).Ma per manifattura credo(non ne sono certo) non si intende che il 100% dei componenti deve essere costruito in house.Qualcuno mi corregga se sbaglio
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fabri5.5
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« Risposta #3 il: 05 Gennaio 2008, 11:50:38 »

certamente io non intendo manifattura, arrivare a costruirsi il vetro e le guarnizioni. però costruire le casse in italia (l'azienda è serissima) e spacciarsi per manifattura ne passa! questo per buona parte del gruppo swatch. a tale azienda sembra che ultimamente si rivolga anche a.p.
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diehardware
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« Risposta #4 il: 06 Gennaio 2008, 14:01:51 »

Non condivido assolutamente tutti i passaggi dell'articolo.
Mi sembra una risposta molto benevola nei confronti delle grandi maison dell'orologeria.
Sembra che il pezzo sia figlio esclusivo della qualita' del movimento (solo in un brevissimo passaggio si puo' leggere: "Esistono naturalmente eccezzioni")
E', invece, innegabile che il prezzo dipenda prima di tutto dal posizionamento del marchio, dall'appeal della Maison, poi dalla cura estetica e delle rifiniture e solo dopo anche dalla "qualita'" del calibro.
Degli "intoccabili" supercomplicati UN ho sentito spesso parlar male... in relazione al prezzo... com'e' giusto che sia: meglio un solo tempo costruito ad arte che un pluricomplicato modulare su base economica -_-

Discorso IMHO piu' comlesso sui canoni di "manifattura".
Io non vedo questo legame cosi' forte tra intera produzione "in house" e qualita', tra esternalizzare pate della produzione e scarsita' dei calibri.
Il valore aggiunto della produzione "di manifattura" (assolutamente IMHO) non e' legato in maniera indissolubile alla realizzazione di tutta la componentistica sotto un unico tetto, ma dagli investimenti finalizzati a prodrre qualche cosa di qualitativamente piu' elevato rispetto a quello che il mercato offre "gia' pronto". Manifattura e' legato piu' al know how dell'azienda piu' che alla mancanza di interdipendenza da altre aziende.
La gestione in outsourcing e' spesso un vantaggio permettendo di far produrre, in base alle proprie direttive e richieste, "materiali" da azienze molti piu' compenteti e specializzate.
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Nerone
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« Risposta #5 il: 06 Gennaio 2008, 15:18:13 »

Non condivido assolutamente tutti i passaggi dell'articolo.
Mi sembra una risposta molto benevola nei confronti delle grandi maison dell'orologeria.
Sembra che il pezzo sia figlio esclusivo della qualita' del movimento (solo in un brevissimo passaggio si puo' leggere: "Esistono naturalmente eccezzioni")
E', invece, innegabile che il prezzo dipenda prima di tutto dal posizionamento del marchio, dall'appeal della Maison, poi dalla cura estetica e delle rifiniture e solo dopo anche dalla "qualita'" del calibro.
Degli "intoccabili" supercomplicati UN ho sentito spesso parlar male... in relazione al prezzo... com'e' giusto che sia: meglio un solo tempo costruito ad arte che un pluricomplicato modulare su base economica -_-

Discorso IMHO piu' comlesso sui canoni di "manifattura".
Io non vedo questo legame cosi' forte tra intera produzione "in house" e qualita', tra esternalizzare pate della produzione e scarsita' dei calibri.
Il valore aggiunto della produzione "di manifattura" (assolutamente IMHO) non e' legato in maniera indissolubile alla realizzazione di tutta la componentistica sotto un unico tetto, ma dagli investimenti finalizzati a prodrre qualche cosa di qualitativamente piu' elevato rispetto a quello che il mercato offre "gia' pronto". Manifattura e' legato piu' al know how dell'azienda piu' che alla mancanza di interdipendenza da altre aziende.
La gestione in outsourcing e' spesso un vantaggio permettendo di far produrre, in base alle proprie direttive e richieste, "materiali" da azienze molti piu' compenteti e specializzate.

Caro diehardware, l'articolo si puo condividere o non condividere giustamente.Che le riviste del settore strizzino un'occhio alle grandi Maison, ci puo anche stare(come tutti i mensili vivono di pubblicità ;)).Dici "sembra che il pezzo sia figlio esclusivo della qualità dei movimenti", la redazione, risponde ad una domanda specifica propio sui movimenti posta dal lettore( che puo essere condivisa o no, ma di quello principalmente deve parlare IMHO ovviamente).Non mi pare, da come termina l'articolo che abbiano detto che, il valore dipende solo dal movimento noo
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diehardware
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« Risposta #6 il: 06 Gennaio 2008, 22:59:17 »

Per quanto posso leggere io l'articolo e ben costruito, parla, con tanto di esempi, di manifattura, di calibri "di provenienza esterna", dei livelli di rifinitura e dei moduli costruiti in house.
Quindi la risposta e chiara e ben risponde al quesito del lettore. Cio' che non mi piace e' quello che e' scritto. Non e' mia intenzione dar colpe a nessuno...ci mancherebbe! Io giudico troppo buonista il giornalista nei confronti delle politiche delle Grandi Maison, come chi ha scritto l'articolo definirebbe troppo "cattive" o radicali le mie idee.

(la conclusione giustifica l'altissimo costo del UN in base al modulo sovrapposto al calibro ETA, piu' altri "accessori" secondari quali "cassa, il quadrante e il complicato sistema di affissione delle indicazioni". Quindi anche in base alla conclusione leggo una giustificazione del prezzo finale in base ai costi reali del movimento, piu' qualche "accessorio", e non a quello che personalissimamente reputo le vere ragioni quali esclusivita', "spese di rappresentanza", oltre ovviamente al costo legato al movimento, la ricerca, la realizzazione, ecc.)
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Luca
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« Risposta #7 il: 08 Gennaio 2008, 11:45:38 »

Negli ultimi anni si è capito un pò meglio ..almeno mi sembra..il concetto di manifattura. Io ho capito..sostanzialmente ..che il concetto di manifattura si puo' estendere a diverse aspitti dell'orologio ...e che ogni aspetto interessato dalla definzione di manifattura ha delle oggettive differenze e non si puo' confondere con altri aspetti.
Mi spiego :
a) esisistono manifattura che si dedicano a lavori certosini di finitura e aggiunta di complicazioni partendo da basi ..UN , DAniel Roth, Gerard Genta, Harry Winston ..ecc.lavori eccellenti e che vanno attribuiti a dei maestri orologiai che portano in dote delle conoscenze e grazie agli studi tecnici delle ditte  fanno lavori unici...e vanno valutati come quasi delle opere d'arte..e per chi ama l'apporto umano..beh 
b) esistono manifatture che decidono investimenti e campagne di ricerca su aspetti innnovativi legati all'organo regolatore..vedi De Bethune,  AP, Breguet (silicio) , PP (Silicio) , Omega, JLC (nuovi materiali) ..beh guarda caso si sta parlando di strutture e ditte che non sono riconducibili alle capacità di qualche maestro orologiaio arrivato con la sua dote..visto che ci sono dietro investimenti di diversi anni e risorse importanti...

Sono due tipologie di manifatture ..secondo me...profondamente diverse..anche se AP e altre fanno calibri H-end dove la mano del maestro orologiaio ..beh si sente davvero...
Il mercato della orologeria offre diverse declinazioni ...ed e' bello per questo.
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