C'è poca attinenza tra il vintage e questo topic,
l'ho piazzato qui forse perchè sono io che sono un po' vintage

Inserto Orologi del Corriere della Sera di venerdi 23 novembre 2007
L'articolo che mi ha colpito particolarmente è dell'astronauta italiano Paolo Nespoli di ritorno dalla missione "Shuttle Discovery"......è veramente bello ed ho avuto voglia di riportarlo per voi integralmente
.....è forse ora di iniziare a misurare il tempo in un altro modo?
provate ad immaginare come dovrebbero girare le lancette in orbita seguendo le albe ed i tramonti ......

Io nello spazio ad acchiappare le ore
Paolo Nespoli
Missione Shuttle Discovery
il sole sorgeva 16 volte al giorno e non sapevo quando avevo fame, anche il mio organismo era incerto. Spesso dovevo seguire un conto alla rovescia per chiudere le palpebre e dormire

Lassù in orbita, ho perso il senso del tempo.
Eppure ai polsi avevo tre orologi, uno con l’ora della missione partito quando si sono accesi i razzi, un altro con l’ora di Greenwich ed un terzo con l’ora di Houston da dove arrivava la voce amica dei nostri controllori.
Eppure sull’astronave Discovery il tempo mi sfuggiva e mi costringeva ad una lotta impari per acchiapparlo e tentare di farlo scorrere nella mia mente.
Sulla terra, come tutti, avevo una percezione sommaria ma costante delle lancette che ruotano rendendomi istintivamente conto dell’ora di un appuntamento o del momento del pranzo.
Nello spazio tutto era incredibilmente scomparso, annullato e vagavo, per così dire, senza tempo.
Forse complice il sorgere del sole ogni 90 minuti, forse per i doveri che si susseguivano senza sosta capaci di portare i nostri pensieri sempre altrove.
Così accadeva che il mio organismo si sentisse anche lui incerto su tutto nelle sue manifestazioni.
Non sapevo più quando avevo fame oppure se era il momento di una pausa


Se poi tentavo di stabilire un tempo preciso, di darmi un appuntamento per fotografare, ad esempio, l’Italia dall’oblò, allora mi accorgevo di come il tempo si prendesse gioco di me.
E succedeva che arrivavo un momento prima o un momento dopo e che il tempo nel cosmo era inesorabilmente più veloce rispetto ai ritmi terrestri.
Volavo sulla penisola in modo incredibile: da Milano A Palermo nemmeno un minuto, il mio fotogramma diventava impossibile e dall’oblò sfuggiva nel vuoto anche la mia rabbia.
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