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Autore Topic: L'Astrario di Giovanni De'Dondi  (Letto 1055 volte)
pugaciof
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« il: 16 Maggio 2007, 18:40:52 »

Non so a quanti interesserà, ma a me la storia piace.
Ed in questo forum che fare se non un poco di storia dell'orologio.
Faccio una premessa: mi preme precisare che non sono un tecnico della materia ma un semplice appassionato, affascinato dalle meraviglie tecniche e artistiche che il mondo dell'orologeria ha prodotto. Le notizie da me presentate sono prese da internet e soprattutto da materiale cartaceo (leggi libri..) per lo più in inglese e francese (per cui anche le mie traduzioni possono essere imperfette). Poi ho anche utilizzato commenti, interventi ed opinioni fornitemi da amici.

Parto da lontano nel tempo, dall'anno 1365, e dall'Italia, precisamente da Padova.
Il protagonista di questa vicenda si chiamava Giovanni Dondi, o meglio Giovanni dé Dondi, come si usava dire allora.
Ma partiamo da qualche anno prima.

Nel 1360, Galeazzo II Visconti ordina di costruire il Castello Visconteo di Pavia, un gran quadrato di cento passi (140 m) di lato, con quattro torri agli angoli, tutto finemente elaborato, su progetti dell'architetto Bernardo da Venezia, come un capolavoro dello spirito geometrico dell'epoca.
La costruzione è fatta di mattoni, ce ne vogliono tanti che occorre aprire diverse fornaci, per garantire i materiali necessari nei tempi voluti. Si narra che la costruzione sia completata in cinque anni, dopo che il Duca ha fatto giustiziare almeno un impresario corrotto che ne rallentava i lavori.
Nel Castello viene installato uno dei più perfetti e famosi meccanismi dell'epoca: il meraviglioso orologio astronomico (astrarium) citato dallo storico Stefano Breventano, posto nella sala d'una torre, concepito e fabbricato dal medico, scienziato e artista padovano Giovanni Dondi, al quale è costato sedici anni d'intenso studio e lavoro (1365-81).
Secondo Philippe de Mezières, cancelliere del re di Cipro, autore di Le songe du vieil pélerin (1389), l'astrario sarebbe stato costruito negli anni 1348-64; tale datazione fu corretta da E. Poulle, nell'edizione critica del Tractatus astrarii, grazie all'osservazione che tutte le informazioni astronomiche utilizzate per il progetto facevano riferimento all'anno 1365 e che in quell'anno il Dondi iniziò i calcoli per la costruzione dell'astrario. Tale data si adatta maggiormente alla considerazione che, proprio allora, la costruzione del Castello Visconteo si avviava a compimento.
Giovanni Dondi, nato a Chioggia verso il 1330, studia medicina, astronomia, filosofia e logica a Padova.
Dal 1354 insegna medicina, astrologia e logica presso lo studio padovano.
Nel 1362 è chiamato a Pavia, come astrologo alla corte viscontea, e sino al 1365 insegna presso la locale Università, poi nel 1367 va ad insegnare a Firenze. Durante un viaggio a Roma, raccoglie notizie e abbozza descrizioni di lapidi e monumenti antichi, in una precoce curiosità di tipo archeologico. Giovanni Dondi si trasferisce definitivamente a Pavia nel 1379, come medico di corte e astrologo, e vi rimane sino alla morte.
Il complesso meccanismo ha sette facce, ciascuna delle quali descrive il moto d'uno dei pianeti conosciuti.

L'astrario del Dondi rimase in funzione nella residenza viscontea sino al 1440. In quell'anno si guastò e fu molto difficile trovare un orologiaio in grado di ripararlo. Finalmente si fece ricorso a un certo Guglielmo l'Olandese (Zelandenus), che abitava in Francia, a Carpentras.
Egli riuscì a farlo funzionare ancora per qualche tempo, ma verso la fine del sec. XV esso giaceva abbandonato in una sala del castello di Rosate. L'imperatore Carlo V nel 1529 vide l'astrarium ormai irrimediabilmente in avaria e ne fece eseguire una copia dal maestro orologiaio cremonese Gianello Torriano.
Questa è l'ultima notizia che possediamo di quel capolavoro originale. Esistono oggi almeno sei repliche dell'astrario; ne ricordiamo qui solo alcune.

L'inglese Alan Lloyd ricostruì per primo nel 1960 l'astrarium sulla base dei progetti del Dondi e lo cedette alla Smithsonian Institution di Washington. L'esatta riproduzione, così materializzata, ci mostra un oggetto di alta tecnica, complesso e sofisticato come i più raffinati prodotti della nostra epoca.

Un'altra replica del capolavoro del Dondi fu realizzata nel 1963 dall'orologiaio milanese Luigi Pippa per il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

Nel 1989, nel sesto centenario della morte del Dondi, un gruppo pluridisciplinare, coordinato dal Poulle, realizzò presso l'Observatoire di Parigi l'unica ricostruzione esistente in dimensioni uguali all'originale.

L'astrario all'epoca era, oltre che una mirabile opera dell'ingegno umano, anche un potente strumento di potere.
Fu definito un "deterrente strategico".
Eravamo infatti in un'epoca in cui la capacità di sviluppare previsioni astrologiche era determinante, soprattutto per un principe potente.
Con l'astrario, la corte dei Visconti si dota d'una macchina capace di stabilire in ogni istante l'esatta posizione dei pianeti del cielo (e quindi di "fare un oroscopo in tempo reale", diremmo noi).

L'astrario realizza una vera e propria rivoluzione culturale nel concetto di misurazione del tempo.
Permette di misurare 24 ore uguali l'una all'altra (ore equinoziali), lungo tutto l'arco del giorno e della notte, e di unificare la misura del tempo.
Si tratta d'una vera e propria rivoluzione meccanica, ma anche culturale, per le conseguenze a lungo termine sul modo di vivere, di pensare, di concepire il tempo, il lavoro e la vita stessa, sul commercio, sull'industria e sugli sviluppi sociali dell'Occidente. Prima d'allora si contavano dodici ore dall'alba al tramonto, e dodici dal tramonto all'alba. Le ore risultavano così di diversa durata, a seconda delle stagioni e delle latitudini.
Giovanni Dondi eterna il proprio orologio astronomico in un volume con 180 disegni, il Tractatus astrarii o Planetarium, in cui descrive tutti i progetti e le fasi di costruzione, nonché i metodi di regolazione dei vari quadranti, gli accorgimenti di lettura, le istruzioni per la manutenzione del meccanismo.
Mentre gli altri orologi dell'epoca sono di ferro, quello del Dondi è realizzato in ottone e bronzo.
Il manoscritto ne offre un esame dettagliato.
Esistono undici copie del manoscritto, realizzate in tempi successivi e sparse in diverse biblioteche europee.
Oltre ad essere medico, astrologo ed abile inventore, Giovanni Dondi è anche poeta.
Sono noti i suoi severi sonetti. È amico personale di Francesco Petrarca, il quale scrive di lui: "il maestro Giovanni de Dundis, il filosofo naturale e probabilmente il migliore degli astronomi, detto 'dall'Orologio' per via dell'ammirevole lavoro del planetario da lui costruito, che il volgo ritiene essere un orologio".
Giovanni "dall'Orologio" muore ad Abbiategrasso nell'ottobre 1388. In quel periodo la corte viscontea di Pavia è in pieno splendore, risuona di musiche e delle risa galanti delle dame.

Le copie si sono potute realizzare fedelmente grazie alla documentazione precisa che Dondi lasciò del suo lavoro.


Queste sono alcune foto della copia realizzata da Luigi Pippa nel 1985, ed acquistata nel 1990 dal Lion's Club di La Chaux-de-Fonds, che ne fece dono al locale Museo Internazionale d'orologeria:




Il maestro Carlo G. Croce ha realizzato un copia dell'astrario in scala 1/2.
Questa è la realizzazione di Carlo G. Croce.





« Ultima modifica: 08 Giugno 2007, 16:35:37 da pugaciof » Loggato
pugaciof
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« Risposta #1 il: 08 Giugno 2007, 16:14:24 »

Una descrizione dettagliata delle caratteristiche tecniche e delle informazioni che l'astrario fornisce può essere letta QUI nella puntigliosa descrizione che Carlo G. Croce fa del suo lavoro.

Riporto di seguito per comodità l'introduzione storica presente sul sito di Croce.


Citazione
Quando nel 1371 ,al sorgere delle prime incomprensioni fra la Repubblica di Venezia e Padova, circa la definizione dei rispettivi confini , nacque la necessità, onde evitare conflitti, di un arbitrato, per parte padovana fu scelto Johanne de Dondi ab horologio ed in ciò è evidente quanta stima i suoi concittadini ponessero nell'illustre studioso.

Giovanni de Dondi doveva la sua fame , oltre che per le sue sconfinate conoscenze anche ad alcuni trattati fra i quali possiamo ricordare "DE BALNEIS PATAVINIS", "DE NATURA AERARUM" e ad alcuni consigli scritti nel "MODUS VIVENDI TEMPORE PESTILENTIALIS" sul come cercare di prevenire la peste ed infine per il suo celeberrimo Astrario.

Sarà opportuno ricordare che anche il padre di Giovanni, Jacopo, costruì un orologio per la torre cittadina .L'orologio, sicuramente costruito anteriormente al 1354 doveva essere particolarmente significativo se la Signoria concesse a Jacopo di fregiare il suo nome con l'appellativo " ab horologio",appellativo che passò successivamente anche al figlio Giovanni ,che infatti quando,presumibilmente nel 1364, portò a termine
 
la costruzione del suo astrario era già conosciuto come " Magistro Johanne de roloio", ma questo nulla toglie a meriti del grande padovano che se non fosse stato per un padre altrettanto capace , avrebbe meritato lui stesso un così significativo appellativo.

Anche se i primi orologi meccanici avevano appena incominciato a fare al loro apparizione, al tempo in cui viveva Giovanni de Dondi la misurazione dello scorrere del tempo era affidata alle meridiane e quindi il solo concepire uno strumento della complessità come quella dell'astrario deve essere stata una impresa ciclopica : quale aggettivo ci rimane ora per definire anche la capacità di realizzarla?

In cosa Giovanni, nella ideazione del suo astrario non fu innovativo e forse per questo non completamente compreso dai suoi contemporanei ?

Egli per primo introdusse nel disegno la prospettiva, non certo quella raffinata dei pittori rinascimentali , ma certamente una che bene lasciava intuire la profondità dello spazio.
 
Quadrante del PrimoMobile

Egli fu antesignano nel considerare il momento del passaggio del sole al meridiano, quello al quale fare riferimento per il computo delle ore; ai suoi tempi infatti in Italia era d'uso l'ora italica secondo la quale il nuovo giorno iniziava col tramonto del sole ,un momento variabile col variare delle stagioni e quindi poco funzionale. Egli per primo comprese la necessità di dare ai denti delle ruote dentate, per evitare maggiori attriti durante il loro movimento , un profilo arrotondato che ricorda quello cicloidale, una curva che fu scoperta circa due secoli dopo.

Oggi, costruire una ruota dentata di 365 denti può essere ragionevolmente semplice se si dispone di un apparecchio divisore che abbia una piastra con 73 fori, ma certamente, in un laboratorio artigiano, costruirne una che ne abbia 183 (numero primo) è senz'altro più complesso ed al primo approccio può sembrare impresa impossibile.

Giovanni de Dondi nel suo "Tractatus Astrarii" fornisce dettagliatissime spiegazioni sul come costruire entrambe le ruote e a quelle spiegazioni , sia detto per inciso, sono ricorso per costruire la mia ruota dentata avente 183 denti.

 ( A lungo la parte peggiore della mia coscienza mi ha suggerito di tagliare 182 denti confidando nel fatto che nessuno mai avrebbe pensato di controllarne il numero, ma ha avuto il sopravvento lo spirito di Giovanni che aleggiava sopra di me e mi ha convinto a rispettare quanto descritto nel suo Tractatus).

Mi sono chiesto più volte cosa mi abbia spinto a costruire l'astrario di Giovanni de Dondi e l'unica risposta che ho trovato è il desiderio di capire.

Quando, per la prima volta nel Museo della scienza e della Tecnica di Londra ho visto una copia in scala naturale dell'astrario non riuscivo a comprendere il significato dei sette quadranti e a poco sono valse le spiegazione fornite nell'allegata piccola bacheca.
 
 
Il "Quadrante del PrimoMobile" ed un disegno di Giovanni de Dondi raffigurante due ruote dentate sagomate a pera


Il Maestro Croce mi ha poi fornito alcune precisazioni in merito alla sua relalizzazione, e colgo l'occasione per ringraziarlo pubblicamente.

Citazione
Gentile Angelo,
la ringrazio per avermi contattato e per il suo interesse per il mio sito web.

Mi complimento con lei per la dettagliata descrizione che ha dato dell'Astrario e delle note riguardanti il suo costruttore.

Non vi erano bulloni nell'Astrario! Credo che non fossero ancora stati inventati. Nell'astrario, talune parti meccaniche erano saldate assieme ed altre tenute assieme per mezzo di spine o caviglie. Io nel costruire la mia replica mi sono attenuto scrupolosamente a questa filosofia.

Ho costruito la replica del mio astrario nel tempo libero dal lavoro. Taluni giorni mi ci dedicavo per un'ora o due e talun altri anche sei o sette ore quando l'approssimarsi di un parziale risultato mi eccitava al punto da farmi saltare la cena e spingere il mio impegno fino all'una, le due di notte....

In questo modo sono stato impegnato per circa un anno e mezzo che è stato un periodo fecondo e bellissimo della mia vita vissuta idealmente in compagnia del mio nuovo amico Giovanni il cui spirito aleggiava sempre sopra di me anche per spronarmi a non demordere di fronte alle difficoltà...

Mi perdoni se non intervengo di persona nel forum per darle lì una risposta, ma si senta libero di utilizzare qualunque parte di questa mail per soddisfare le domande dei forumisti.... (si chiamano così ? ) ...

Sinceramente e cordialmente

Carlo
« Ultima modifica: 08 Giugno 2007, 16:27:47 da pugaciof » Loggato
pugaciof
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« Risposta #2 il: 08 Giugno 2007, 16:33:37 »

Un altro prezioso contributo mi giunge da Renato Zamberlan.

Citazione
Ottimo. Non c'è molto da aggiungere alla dettagliata spiegazione di Pugaciof, specie dopo essere andati a vedere la descrizione sul sito di Carlo Croce.
Una cosa da evidenziare sono le grandi difficoltà incontrate durante la costruzione dell'orologio, per definire le misure in maniera corretta.
Nel trattato originale del Dondi infatti le misure sono espresse con unità non molto "ortodosse" (lama di coltello, lama di coltello fine, penna d'oca) e convertire tutto qiesto nelle nostre attuali misure, senza avere molti riferimenti, affidandosi molto all'intuito, è stata la prima grossa difficoltà incontrata.

Nella foto l'esemplare di Don Unwin che si trova al Manor House Museum of Bury St Edmunds', ora purtroppo chiuso.



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Io, oltre a rimanere frastornato di fronte ad una copia realizzata in tempi recenti, ma nella consapevolezza che erano passati sette secoli da chè mente umana aveva concepito tale meraviglia, di più non so dire.

Certamente nel forum esistono conoscenze tecniche in grado di allargare il discorso, e forse qualcuno di coloro che hanno realizzato le copie ci legge.

Grazie per l'attenzione.
« Ultima modifica: 08 Giugno 2007, 16:40:39 da pugaciof » Loggato
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« Risposta #3 il: 13 Giugno 2007, 12:27:29 »

 :o:   :wub:

.. un inchino ( senza parole ) di fronte a simili opere di ingegno sopraffino ..

.. e tanto di cappello a chi ne realizza  " semplici "  copie !   ;)

un grazie a pugacioff    okkey

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« Risposta #4 il: 22 Gennaio 2008, 01:01:29 »

Io l'Astrario di Giovanni de Dondi lo ho visto al Museo di Chaux des Fonds se non sbaglio realizzato dall'orologiaio milanese Luigi Pippa 
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« Risposta #5 il: 25 Gennaio 2008, 14:52:56 »

Io l'Astrario di Giovanni de Dondi lo ho visto al Museo di Chaux des Fonds se non sbaglio realizzato dall'orologiaio milanese Luigi Pippa 

Infatti l'ho citato sopra, nel mio articolo, e ne ho pubblicato anche la foto. Bellissimo il museo di La Chaux-de-Fonds.
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