Non è certo un argomento specifico di questa sezione, ma ogni tanto mi piace anche ragionare intorno a questa mia/nostra passione. E ripenso ai percorsi mentali che mi hanno portato ad oggi, alla "mania" del collezionismo e di quello degli orologi in particolare.
Ho recuperato un vecchio articolo che avevo buttato giù tempo fa e ve lo ripropongo con la speranza di suscitare in chi lo legge emozioni e pensieri analoghi a questi miei.
E' un poco lungo, non voletemene, e cercate di arrivare in fondo.
Poi se vorrete aggiungere i vostri commenti o completare/integrare/migliorare i miei ragionamenti, ne sarò felice.
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Il collezionismo è una mania, o meglio una abitudine che un po' tutti hanno.
Da bambini vediamo il nonno od il papà che collezionano qualcosa (francobolli, monete, cartoline) o che semplicemente mettono da parte oggetti che ricordano situazioni ed eventi.
Poi arriva il "Sig. Panini" (o chi per lui) che ci regala all'ingresso della scuola l'album delle figurine del momento.....
Pian piano gli anni passano, qualcuno smette, ma la maggior parte delle persone canalizzano il collezionismo verso le proprie tendenze e passioni.
Allora troviamo chi prosegue la collezione di francobolli o monete iniziata dal padre, chi si indirizza verso le opere d'arte (finanze permettendo) per mecenatismo, gusto estetico, speculazione/investimento o tutte le cose insieme, chi molto semplicemente sceglie di collezionare cose particolari, astruse, a basso costo, come le bustine dei fiammiferi, le saponette degli hotels, i posacenere, i bicchieri più o meno d'epoca, le card telefoniche, gli oggetti della CocaCola (per citare le new-entry).
Il percorso mio e di mia moglie è stato quello che ho descritto: cose di famiglia, poi vecchie radio, poi orologi.
Essendo però necessario ad un certo punto della vita (discernimento permettendo) porsi dei limiti e fare delle scelte, abbiamo forse inconsapevolmente indirizzato i nostri interessi verso quegli oggetti che in tempi più o meno recenti sono entrati a far parte del quotidiano ed hanno avuto usi pratici socialmente importanti.
Purtroppo la cosiddetta "società dei consumi" circa dagli anni '80 in avanti ha massificato e globalizzato le produzioni, relegando alla categoria "lusso" quelle realizzazioni che si differenziano dallo standard.
Mi spiego meglio con degli esempi:
Contenitori da cucina - oggi pratici barattoli di plastica a prezzi irrisori salvo firme e design particolari che, ancorchè in plastica, costano un patrimonio. Fino a pochi anni fa una varietà enorme di ceramiche e porcellane, forme, disegni, colori che sono oggi ricercate sempre a più caro prezzo.
E quante forme hanno assunto i macinacaffè a mano, per non parlare dei sifoni da seltz, oppure dei portacenere, oppure dei primi elettrodomestici o lampade, tutte categorie raggruppate sotto la dicitura di "modernariato".
Si badava alla funzionalità, ma l'estetica era forse ancora più importante.
Ed era importante per tutti, i barattoli da cappa erano tutti belli, oggi quelli "belli" costano un patrimonio.
Ed arriviamo finalmente agli orologi:
anch'essi rientrano tra gli oggetti di uso comune e sono stati (e sono) di eccezionale importanza sociale.
Fino a 25 anni fa io però sostenevo, molto pragmaticamente, che l'importante era che segnassero l'ora esatta e che c'era di più affidabile di un quarzo, preciso ed a basso costo?
Un giorno ero nel laboratorio di un amico orologiaio che era intento a restaurare un magnifico cipollone marchiato Breguet, fine '700 inizio '800 a spanne. Il movimento era abbondantemente istoriato in modo mirabile, un esemplare splendido insomma, il cliente lo aveva comprato per la modica cifra di 3 milioni (25 anni fa più o meno), mi disse.
E mi fece vedere una cosa sotto il ponte che aveva tirato giù, in una posizione che solo un orologiaio poteva vedere: una minuscola scritta a mano libera, realizzata in corsivo con una punta di bulino. Era necessaria la lente per vederla e c'era scritto:
Je suis celui qui l'a fait. J'espere que vous ete hereux. Sono quello che l'ha fatto. Spero che tu sia felice.
Questo messaggio di augurio e di fratellanza fra colleghi, trasmesso da un artista di due secoli nel passato, mi ha dato veramente una scossa di commozione.
Mi sono reso conto che si può amare il proprio lavoro e si può cercare di creare la bellezza anche assolvendo ad un compito primario come fornire l'ora esatta.
Ho imparato a vedere, oltre al contenuto, anche il contenitore e ad apprezzare gli sforzi per renderne più piacevole l'uso.
Ho imparato che il senso del bello, e quindi la voglia di rendere più piacevole il quotidiano, sono concetti che vanni a braccetto con la civiltà (non importa quale e quando!).
Ho iniziato a collezionare orologi, senza mai trascurare quelli cosiddetti poveri, che soddisfino soprattutto le mie esigenze estetiche e che comunque siano rappresentativi di un'epoca o di uno stile, anche se è logico che le grandi marche rappresentino al meglio questi concetti.
Orbene, per chi è riuscito a leggere fin qui il mio "romanzo", mi piacerebbe conoscere i percorsi personali che vi hanno condotto ad essere collezionisti, di orologi in particolare. 
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