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Autore Topic: Ragionamenti sul collezionismo.  (Letto 860 volte)
pugaciof
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« il: 05 Novembre 2007, 20:02:38 »

Non è certo un argomento specifico di questa sezione, ma ogni tanto mi piace anche ragionare intorno a questa mia/nostra passione. E ripenso ai percorsi mentali che mi hanno portato ad oggi, alla "mania" del collezionismo e di quello degli orologi in particolare.
Ho recuperato un vecchio articolo che avevo buttato giù tempo fa e ve lo ripropongo con la speranza di suscitare in chi lo legge emozioni e pensieri analoghi a questi miei.
E' un poco lungo, non voletemene, e cercate di arrivare in fondo.
Poi se vorrete aggiungere i vostri commenti o completare/integrare/migliorare i miei ragionamenti, ne sarò felice.

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Il collezionismo è una mania, o meglio una abitudine che un po' tutti hanno.

Da bambini vediamo il nonno od il papà che collezionano qualcosa (francobolli, monete, cartoline) o che semplicemente mettono da parte oggetti che ricordano situazioni ed eventi.

Poi arriva il "Sig. Panini" (o chi per lui) che ci regala all'ingresso della scuola l'album delle figurine del momento.....
Pian piano gli anni passano, qualcuno smette, ma la maggior parte delle persone canalizzano il collezionismo verso le proprie tendenze e passioni.

Allora troviamo chi prosegue la collezione di francobolli o monete iniziata dal padre, chi si indirizza verso le opere d'arte (finanze permettendo) per mecenatismo, gusto estetico, speculazione/investimento o tutte le cose insieme, chi molto semplicemente sceglie di collezionare cose particolari, astruse, a basso costo, come le bustine dei fiammiferi, le saponette degli hotels, i posacenere, i bicchieri più o meno d'epoca, le card telefoniche, gli oggetti della CocaCola (per citare le new-entry).

Il percorso mio e di mia moglie è stato quello che ho descritto: cose di famiglia, poi vecchie radio, poi orologi.

Essendo però necessario ad un certo punto della vita (discernimento permettendo) porsi dei limiti e fare delle scelte, abbiamo forse inconsapevolmente indirizzato i nostri interessi verso quegli oggetti che in tempi più o meno recenti sono entrati a far parte del quotidiano ed hanno avuto usi pratici socialmente importanti.

Purtroppo la cosiddetta "società dei consumi" circa dagli anni '80 in avanti ha massificato e globalizzato le produzioni, relegando alla categoria "lusso" quelle realizzazioni che si differenziano dallo standard.

Mi spiego meglio con degli esempi:
Contenitori da cucina - oggi pratici barattoli di plastica a prezzi irrisori salvo firme e design particolari che, ancorchè in plastica, costano un patrimonio. Fino a pochi anni fa una varietà enorme di ceramiche e porcellane, forme, disegni, colori che sono oggi ricercate sempre a più caro prezzo.

E quante forme hanno assunto i macinacaffè a mano, per non parlare dei sifoni da seltz, oppure dei portacenere, oppure dei primi elettrodomestici o lampade, tutte categorie raggruppate sotto la dicitura di "modernariato".

Si badava alla funzionalità, ma l'estetica era forse ancora più importante.

Ed era importante per tutti, i barattoli da cappa erano tutti belli, oggi quelli "belli" costano un patrimonio.

Ed arriviamo finalmente agli orologi:
anch'essi rientrano tra gli oggetti di uso comune e sono stati (e sono) di eccezionale importanza sociale.

Fino a 25 anni fa io però sostenevo, molto pragmaticamente, che l'importante era che segnassero l'ora esatta e che c'era di più affidabile di un quarzo, preciso ed a basso costo?

Un giorno ero nel laboratorio di un amico orologiaio che era intento a restaurare un magnifico cipollone marchiato Breguet, fine '700 inizio '800 a spanne. Il movimento era abbondantemente istoriato in modo mirabile, un esemplare splendido insomma, il cliente lo aveva comprato per la modica cifra di 3 milioni (25 anni fa più o meno), mi disse.

E mi fece vedere una cosa sotto il ponte che aveva tirato giù, in una posizione che solo un orologiaio poteva vedere: una minuscola scritta a mano libera, realizzata in corsivo con una punta di bulino. Era necessaria la lente per vederla e c'era scritto: Je suis celui qui l'a fait. J'espere que vous ete hereux.
Sono quello che l'ha fatto. Spero che tu sia felice.

Questo messaggio di augurio e di fratellanza fra colleghi, trasmesso da un artista di due secoli nel passato, mi ha dato veramente una scossa di commozione.

Mi sono reso conto che si può amare il proprio lavoro e si può cercare di creare la bellezza anche assolvendo ad un compito primario come fornire l'ora esatta.

Ho imparato a vedere, oltre al contenuto, anche il contenitore e ad apprezzare gli sforzi per renderne più piacevole l'uso.
Ho imparato che il senso del bello, e quindi la voglia di rendere più piacevole il quotidiano, sono concetti che vanni a braccetto con la civiltà (non importa quale e quando!).

Ho iniziato a collezionare orologi, senza mai trascurare quelli cosiddetti poveri, che soddisfino soprattutto le mie esigenze estetiche e che comunque siano rappresentativi di un'epoca o di uno stile, anche se è logico che le grandi marche rappresentino al meglio questi concetti.

Orbene, per chi è riuscito a leggere fin qui il mio "romanzo", mi piacerebbe conoscere i percorsi personali che vi hanno condotto ad essere collezionisti, di orologi in particolare.     :)

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« Ultima modifica: 05 Novembre 2007, 20:03:17 da pugaciof » Loggato
fatmoe
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« Risposta #1 il: 05 Novembre 2007, 22:52:28 »

Complementi per l'articolo  okkey. Credo che tu abbia colto il senso più profondo del piacere che il collezionista ricava dal coltivare la propria passione. Spesso capita di confondere il valore - inestimabile- del solo possedere l'oggetto desiderato con il valore economico -opinabile- che lo stesso può avere. Non sempre i due valori vanno di pari passo, anzi, ed è sempre più difficile trovare chi colleziona per il puro piacere di farlo mettendo in secondo piano il "patrimonio" da sbandierare agli amici. Io, ad esempio, provo lo stesso gusto nel collezionare scatole di fiammiferi prese gratuitamente negli hotels che visito in giro per il mondo, che mi ricorderanno per sempre del viaggio fatto, così come nel collezionare orologi di gran marca. Come dice la nota pubblicità: certe cose non hanno prezzo, per tutto il resto..........
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« Risposta #2 il: 05 Novembre 2007, 23:47:04 »

grazie puga,penso sia riuscito ad esprimere perfettamente dei sentimenti che sono in molti di noi.
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pendolettechepassione
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« Risposta #3 il: 10 Novembre 2007, 19:35:03 »

Il collezionismo è una strana passione che assale persone di diverso censo ed età e si può manifestare con vari aspetti gelosia, bramosia, riservatezza o ostentazione, ma è soprattutto un valido passatempo. Il collezionista acquista i suoi "giochi" con gioia, li mantiene con orgoglio e cura e se ne priva con grande dispiacere o per necessità.Tutte le collezioni  e le loro sfaccettature sono rispettabili. Si inzia a collezionare una serie di oggetti per il classico "colpo di fulmine" o perchè leagati ad un momento particolare dell'esistenza. Il "sale" del collezionismo è la ricerca, (credo che tu la pensi come me) l'oggetto deve essere trovato con fatica e sudore non nella vetrina di un negozio. Per cui...buona caccia!
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micialilu
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« Risposta #4 il: 01 Gennaio 2008, 18:51:19 »

chi molto semplicemente sceglie di collezionare cose particolari, astruse, a basso costo,

Sono stato iniziato da mia madre che collezionava calendarietti di profumeria.
Dall'età di sei anni ho cominciato a raccogliere matite di legno,nel tempo la mia collezione è diventata la più cospicua in Europa,poi mi sono invaghito dei modelli di locomotive a vapore,che colleziono e costruisco.
Nell'osservare i movimenti affascinanti dei vari biellismi, mi son detto che sono quasi complicati come un meccanismo di orologio;da quì mi sono immerso nel fantastico
mondo dell'arte del tempo.

Buon 2008 a tutti
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justintime
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« Risposta #5 il: 14 Gennaio 2008, 11:24:01 »

Da bambino ho sempre osservato affascinato i meccanismi complicati, gli ingranaggi ecc. E nella mia scatola dei giochi c'è sempre stato un cacciavite. Quando l'indipendenza economica me lo ha consentito ho iniziato a cercare nelle due categorie di oggetti che secondo me meglio esprimono l'arte della meccanica di precisione (complice un amico di famiglia e alcune cose trovate nei cassetti) macchine fotografiche e orologeria.
Per quel che mi riguarda gli oggetti che raccolgo devono avere solo una caratteristica: una storia. Essere stati i primi a... gli unici a...., essere stati usati in un determinato contesto umano e sociale (intendo i modelli). Un orologio, una macchina fotografica sono molto più belli se aprendoli scopri un mondo di persone che li ha usati :le folding enormi dei giornalisti USA, le Rolleiflex dei paparazzi, le Nikon F dei reporter di guerra, lo Speedmaster, l'explorer 1, il Tri-Compax..... un universo quasi infinito.....
« Ultima modifica: 14 Gennaio 2008, 11:24:43 da justintime » Loggato
Tom
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« Risposta #6 il: 16 Gennaio 2008, 14:04:27 »

Leggo con piacere i ragionamenti sul collezionismo e vorrei aggiungere alcuni spunti proprio sull'azione del collezionare.

Aldilà degli oggetti che ognuno di noi sceglie di collezionare, ritengo che alla base ci sia una forte componente ansiosa.
Quando ti manca la terra sotto i piedi....quando di un oggetto non te ne basta uno solo....quando ti senti sicuro solo se "chiudi un cerchio".......insomma per dirla in sintesi il collezionista è per me fondamentalmente un ansioso

Da quando ho preso coscienza di questo mi sono liberato di molte collezioni (simili a quelle che avete elencato), mi restano gli orologi che hanno superato numerosi test personali    per essere accettati,
ma non vi nascondo che anche per la mia passione per gli amati orologi sono convinto che in parte siano un pasto per la mia ansia.  :woot:
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pugaciof
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« Risposta #7 il: 17 Gennaio 2008, 00:56:28 »

Leggo con piacere i ragionamenti sul collezionismo e vorrei aggiungere alcuni spunti proprio sull'azione del collezionare.

Aldilà degli oggetti che ognuno di noi sceglie di collezionare, ritengo che alla base ci sia una forte componente ansiosa.
Quando ti manca la terra sotto i piedi....quando di un oggetto non te ne basta uno solo....quando ti senti sicuro solo se "chiudi un cerchio".......insomma per dirla in sintesi il collezionista è per me fondamentalmente un ansioso

Da quando ho preso coscienza di questo mi sono liberato di molte collezioni (simili a quelle che avete elencato), mi restano gli orologi che hanno superato numerosi test personali    per essere accettati,
ma non vi nascondo che anche per la mia passione per gli amati orologi sono convinto che in parte siano un pasto per la mia ansia.  :woot:

Che il collezionare ed il cercare-trovare l'oggetto mancante possa essere di sollievo per una persona ansiosa, posso capirlo. Però io non sono assolutamente un ansioso, per cui non ritengo che si possano etichettare come ansiosi tutti i collezionisti.
A me delle cose che ho piace scoprire (e molte volte solo immaginare) la storia, gli episodi di vita che ci stanno dietro.
Spesso faccio miei oggetti apparentemente insignificanti, solo perchè ho saputo od intuito che dietro ci stanno episodi di vita interessanti.
Poi gli orologi d'epoca sono una cosa speciale: oggetti d'uso che hanno visto vivere e succedersi alcune generazioni di proprietari con le loro vicende, le loro passioni. Una dedica può significare un traguardo raggiunto, un'esperienza conclusa, una vetta della vita scalata. Ma rappresentano l'unione dell'ingegno con l'arte. Un movimento mirabile in una forma elegante rappresenta il massimo.
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« Risposta #8 il: 17 Gennaio 2008, 01:47:49 »

Leggo con piacere i ragionamenti sul collezionismo e vorrei aggiungere alcuni spunti proprio sull'azione del collezionare.

Aldilà degli oggetti che ognuno di noi sceglie di collezionare, ritengo che alla base ci sia una forte componente ansiosa.
Quando ti manca la terra sotto i piedi....quando di un oggetto non te ne basta uno solo....quando ti senti sicuro solo se "chiudi un cerchio".......insomma per dirla in sintesi il collezionista è per me fondamentalmente un ansioso

Da quando ho preso coscienza di questo mi sono liberato di molte collezioni (simili a quelle che avete elencato), mi restano gli orologi che hanno superato numerosi test personali    per essere accettati,
ma non vi nascondo che anche per la mia passione per gli amati orologi sono convinto che in parte siano un pasto per la mia ansia.  :woot:

Che il collezionare ed il cercare-trovare l'oggetto mancante possa essere di sollievo per una persona ansiosa, posso capirlo. Però io non sono assolutamente un ansioso, per cui non ritengo che si possano etichettare come ansiosi tutti i collezionisti.
A me delle cose che ho piace scoprire (e molte volte solo immaginare) la storia, gli episodi di vita che ci stanno dietro.
Spesso faccio miei oggetti apparentemente insignificanti, solo perchè ho saputo od intuito che dietro ci stanno episodi di vita interessanti.
Poi gli orologi d'epoca sono una cosa speciale: oggetti d'uso che hanno visto vivere e succedersi alcune generazioni di proprietari con le loro vicende, le loro passioni. Una dedica può significare un traguardo raggiunto, un'esperienza conclusa, una vetta della vita scalata. Ma rappresentano l'unione dell'ingegno con l'arte. Un movimento mirabile in una forma elegante rappresenta il massimo.

credo che il trade-union dei due pensieri sia..

"pasto per la mia mente"


Ciao,  Gino


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« Risposta #9 il: 17 Gennaio 2008, 10:09:44 »

Si, pasto per la mente.....contiunuare a giocare........ appassionarsi agli oggetti e le loro storie.....sicuramente questi elementi sono presenti nel collezionista ma non vorrei essere frainteso.

Quando parlavo di ansia e puga mi rispondeva "Però io non sono assolutamente un ansioso" non mi riferivo ad una personalità "esplicitamente" ansiosa ma il riferimento era verso tutti quegli screzi di ansia che un po' tutti ci portiamo dietro.

Ansia nel senso radicale ed esistenziale della parola, è stata ben definita  la paura di aver paura.
E' per questo che parlavo di mancanza di terra sotto i piedi e come più oggetti (come nelle collezioni) rassicurino di più rispetto ad uno solo....se poi questo oggetto ha una sua storia, una sua completezza, tanto meglio, riempie ancora meglio i vuoti esistenziali.

Un discorso a parte lo merita il collezionista "apicale" colui che annulla lo step precedente per passare a quello superiore non aumentando il posseduto in "larghezza" ma in senso verticale.

Ovviamente tutto ciò è strettamente IMHO e continuo a sottolineare l'interesse che ho verso tali ragionamenti.
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« Risposta #10 il: 07 Febbraio 2008, 01:27:58 »

Per quanto da poco bazzichi su questo forum, mi permetto di aggiungere il mio modesto parere sull'argomento, che è parecchio stuzzicante.
In effetti il collezionare qualcosa nasce spesso, fin da bambini, da uno spirito di emulazione, verso i genitori, i famigliari, gli amici. Poi, da adulti, si incanala in maniera più "razionale", seguendo almeno nel mio caso il piacere visivo e l'estetica e andando a toccare quei campi che maggiormente ci stimolano in questo senso. Gli orologi, nel mio caso, sono una scoperta molto recente. Mi piacciono molto in particolare gli orologi da tasca, e il periodo a cavallo tra '800 e '900 sembra ai miei occhi di inesperto il più ricco di spunti. Per ora ho solo un paio di pezzi, uno dei quali ho sottoposto alla vostra attenzione per una valutazione, ma spero presto di ampliare la mia collezione, dando così soddisfazione a quel piacevole (anche se ahimè spesso costoso) sfizio che è il collezionismo. Complimenti a Pugaciof per la selezione dell'articolo proposto.
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