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Autore Topic: Il discorso "professional":Omega  (Letto 933 volte)
Schirra
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« il: 30 Ottobre 2007, 11:03:39 »

Si é discusso in altri topic della mia perplessità nei confronti dell'approccio di Omega al mondo professionale.

Ho riassunto le mie idee parlando di innovazione e di ricerca, sottolineando come Omega si sia in qualche modo seduta sul suo status storico, operando dei processi assolutamente iniqui in merito alla grande concorrenza invece posta in essere in campo professional da case come Fortis, B&R, ball citando ovviamente solo quelle nella stessa fascia di mercato, perché non credo che altre case come IWC e Rolex, piuttosto che altre possano temere la concorrenza di Omega.

Ho quindi cercato di riassumere in una serie di filosofie la logica che a avviso guidava lo spirito di una casa come Omega , portandola  a creare nel 1957 uno strumento come lo Speedmaster, ineccepibile strumento professionale, di cui parlare, credo sia assolutamente inutile tante e tali sono le informazioni su questo cavallo di battaglia, che purtropo ha visto la fine della sua evoluzione intorno agli anni 80, lasciando un vuoto incredbile nell'ambito degli strumenti per i professionisti che magari possedendo già uno Speedmasetr delle origini, non hanno poi più potuto contare sull'evoluzione in serie (mark) diverse come avvenne appunto fino alla fine degli anni 80 (escludendo l'ottimo con l'X-33 generato proprio per rispondere a esigenze tecniche ben precise e subito bocciato dal marketing Omega, perché non fa "vendita") e per i quali la semplice serigrafia sul fondello o la commemorazione di eventi storici non costituisce il plus per la spesa di una cifra media di 2,5K peraltro a mio avviso ingiustificata.

Quello spazio nel mercato è stato subito preso da altre case, che hanno studiato la storia e ne hanno tratto le dovute conseguenze.

Ma perché rimasi e rimango affascinato dal processo tecnico e creativo che Omega aveva, innovatrice ai suoi tempi, posto in essere?
E perché oggi mi trovo invece a perdere ogni stimolo possibile nell'aquistare un'orlogio Omega e destinerei i miei soldi verso il vintage o verso il nuovo ma di altre case?

Vediamo un primo spunto di discussione, facendo un'analisi tecnica della comunicazione Omega e del messaggio che veniva trasmesso, oltre che al tipo di prodotto.



Mi piacerebbe che qualcuno esperto di Omega e della sua storia mi spiegasse come siamo arrivati a James Bond e dove sia finita tutta quella capacità di innovazione, ricerca e studio del prodotto che si "respirava" in Omega in quegli anni.

Grazie dell'attenzione.

ps: risolto problema foto non definita
« Ultima modifica: 30 Ottobre 2007, 11:07:07 da Schirra » Loggato

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« Risposta #1 il: 30 Ottobre 2007, 11:15:13 »

...e che dire della serie constellation (parlo della serie con i calibri della famiglia 500, e non con gli attuali consellation):

tutti i constellation erano certificati Cronometri, non solo i calibri che venivano montati sulle serie di punta; quindi, sia il constellation in acciaio che quello in oro avevano il calibro regolato in 5 posizioni e il certificato di cronometro.

Anche questo è stato secondo me un bello sforzo di Omega per dare una immagine di azienda che puntava alla qualità!

ciao
dario
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« Risposta #2 il: 30 Ottobre 2007, 11:21:42 »

Assolutamente corretto e preciso,apprezzo molto questa nota.

In questo caso era l'eccellenza del movimento orologiero come filosofia e come divulgazione di una precisa etica aziendale di Omega: vincere più concorsi possibile in ordine alla precisione (ben poche case ne vantano tanti quanti Omega) a questo veniva  inoltre abbinato un design ben preciso, la forma pie-pan, ad esempio, ha espresso una forma classica, con un accenno a linee e filosofie di design che poi hanno fatto storia.

E che Omega ha completamente dimenticato.

Certo questo non era un'ambito professionale, ma esprime bene un'altro concetto: Omega ha perso smalto anche nel classico, ma non affronterei questo argomento per non espandere troppo le aree di intervento.
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« Risposta #3 il: 30 Ottobre 2007, 11:34:19 »

bel topic e bel quesito.

avrei da scrivere delle pagine,tutti voi conoscete la mia antica passione per omega.

ma scriverei cose note ed arcinote.

voglio dunque riassumere il mio modo di vedere in poche semplici parole.

mercato, "progresso" (tra virglolette) ,costi.

il nostro romanticismo non paga,economicamente parlando,su scala industriale.

sono brands che vivono sulle glorie del passato,e sulla suggestione che questo passato esercita sui nuovi acquirenti.

tutte le innovazioni che vediamo oggi,quand'anche esteticamente molto piacevoli,sono dettate da "trends" di mercato e da costi produttivi.

non vi sembri folle il mio ragionamento.

lo motivo,anche.

prendiamo ad esempio l'eterna pietra di paragone,la rolex.

ho avuto modo di fare una chiacchierata estremamente istruttiva con una persona molto esperta nel campo della lavorazione dei metalli.

mi ha illustrato alcuni punti molto interessanti,dei quali conoscevo poco o nulla,e che mi hanno fatto molto riflettere.

la scelta di acciai diversi non è stata dettata da scelte "innovative" in senso tecnologico.
il motivo decisivo è stato il fatto che i nuovo acciai sono "stampabili" ,ovviamente con macchine (quelle si) altamente tecnologiche,che forse poche case al mondo possono avere a disposizione,non si mette in dubbio.
però.....
pensate a quanti passaggi si risparmiano nella lavorazione di una cassa.

la scelta delle nuove casse "tutte lucide" ,così come dei bracciali.
oltre all'indiscutibile motivo di "trend" modaiolo,una importante motivazione di ottica "industriale"....
il risparmio della tanto amata "satinatura" ,effettuata praticamente a mano.

il tanto odiato "anello" (rehault ?) con tutte le micro scritte rolex.
scelta antifalsificazione (tra l'altro,già discretamente imitata)

il nuovo sistema di montaggio degli "zaffiri" ,che ha gettato panico e scoraggiamento nei riparatori di tutto il mondo.....
occorre una specifica macchina per la sostituzione degli stessi.
si è tanto parlato di una superiore impermeabilità.
verissimo.
ma è anche vero che,al momento,solo in assistenza si può sostituire uno zaffiro scheggiato o rotto.
verranno poi (poi....) messe in vendita delle apparecchiature,abbastanza costose,per permettere ai riparatori la sostituzione degli zaffiri in questione...
dunque un motivo legato più al profitto "post-vendita" che alla maggiore e migliore impermeabilità....

credo che se avessi delle specifiche conoscenze in materia di tecniche industriali,potrei continuare per un bel po',ma purtroppo non ne sono all'altezza.

concludo tornando a quello che era il mio iniziale concetto,e che credo sia l'approccio più corretto:
romanticismo contro logica industriale.

non dimentichiamo che oggi omega ed ancor di più rolex,sono FABBRICHE DI GRANDI NUMERI.

tutto quanto,ovviamente IMHO.

cheers.

« Ultima modifica: 30 Ottobre 2007, 11:36:16 da jatucka » Loggato

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« Risposta #4 il: 30 Ottobre 2007, 11:53:59 »

Bravissimo Jatucka, grande e chiara analisi del problema, validissima per Rolex, che certamente posto in essere delle sue soluzioni a dei suoi problemi.

Ma, vedi, piaccia o non piaccia, Rolex ha comunque mantenuto nella sua linea e nel suo design una precisa icona storica, citiamo ancora Rolex una volta, poi però direi basta Rolex e concentriamoci su Omega.
Il nuovo Milgauss. Parlo di questo perché era ed é un vero professional.

Nonostante il rehaut, conserva i suoi caratteri storici e qui se vogliamo lo fa anche Omega (design, la lancetta a saetta, ecc.) ma resta ed é un potente strumento amagnetico!
Il Railmaster invece non vale sostanzialmente un tubo.
Citiamo l'Ingenieur (li addirittura hanno anche spostato il lavoro sul suo design e che bello che é!) un'orologio che è nato professional ed é rimasto professional.

Costano troppo, é vero, sono su un'altra gamma, quindi certo, non vanno paragonati al Railmaster.

Allora prendiamo il Ball Engineer Hydrocarbon: standard tecnici altissimi, resistenza ai campi magnetici professionale (il triplo di uno standard normale) costruzione e logica di design innovativa, illuminazione traser... ecc. ecc. ecc.
Prezzo accessibilissmo per chi deve lavorare: 1,5K un pò di più se vuoi il titanio.

Quindi per concludere, imposterei la domanda così:

"preso atto gli attuali limiti tecnici o le attuali esigenze industriali e commerciali, perché Omega non ha più prodotti strumenti professionali che siano innovativi e propositivi nel suo catalogo? Il tutto considerando che esiste un preciso mercato commerciale che da anche i numeri nei quali le altre aziende hanno trovato soddisfazione addirittura presidiando l'area di Omega?

(Fortis con il suo lavoro certosino nel portare il suo Official Cosmonaut Chronograph nel campo dell'utlizzo flieger/astronautico)"


Una domanda che merita a mio avviso una certa analisi, nel bene di Omega naturalmente.
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« Risposta #5 il: 30 Ottobre 2007, 12:07:05 »


... perché Omega non ha più prodotti strumenti professionali che siano innovativi e propositivi nel suo catalogo?
Il tutto considerando che esiste un preciso mercato commerciale che da anche i numeri nei quali le altre aziende hanno trovato soddisfazione addirittura presidiando l'area di Omega?



Costano troppo, é vero, sono su un'altra gamma......


probabilmente ti sei già risposto....

forse perchè costerebbero troppo,ed omega ha già ben individuato una sua fascia di posizionamento sul mercato?

non dimentichiamo che il pur interessante (molto interessante,IMHO) tentativo di innovazione operato dalla zenith con la linea "defy xtreme" si è rivelato un flop,proprio per i costi molto elevati.....

cheers.

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« Risposta #6 il: 30 Ottobre 2007, 12:25:07 »

Ma la gamma dei 1,5K dei Ball Engineer fino ai 3.5K sui B&R professional credo permetta a Omega di tutto e di più, non credi?

Non so, mi manca qualche pezzo per accettare la tesi: "siccome costa troppo e non c'é mercato, ci prendiamo James Bond che fa vendere di più!"

Secondo te in Omega sono così incompetenti?
Non credo.

Per me ci sono problemi più profondi.
Ne cito uno: manca un direttore creativo vero e proprio che faccia ordine nelle varie linee.
Se oggi non c'é una persona così in una multinazionale dell'orologieria, manca una delle figure chiave più importanti.
« Ultima modifica: 30 Ottobre 2007, 12:26:42 da Schirra » Loggato

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« Risposta #7 il: 30 Ottobre 2007, 12:33:50 »


Ne cito uno: manca un direttore creativo vero e proprio che faccia ordine nelle varie linee.
Se oggi non c'é una persona così in una multinazionale dell'orologieria, manca una delle figure chiave più importanti.


potrei essere d'accordo con te,su questo punto.
ma c'è un ma...

mi sembra di ricordare che tu lavori nel mondo del marketing....

quante volte il lavoro del "creativo" si è scontrato con la logica dell "amministrativo" ?

 ;)

cheers!
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« Risposta #8 il: 30 Ottobre 2007, 12:58:38 »

Esattamente centrato! Più che marketing lavoro nel prodotto che oggi é fatto anche di marketing.

Lo vivo tutti i giorni. Ma mi dibatto e mi opero perché l'azienda capisca che i grandi risultati si ottnegono con la ricerca, l'innovazione, il prodotto... e non con James Bond! E ti assicuro che pago amaramente questo essere "outsider".

Nelle aziende che mi hanno seguito in questo i risultati ci sono, in quelle che hanno detto, chissenefrega... beh, prima di tutto non ci lavoro più, secondo, piagono lacrime amare con i loro proodtti brandizzati, fighetti, ma senza anima: quanto possono durare?

Quindi Jat, hai centrato ancora una volta il punto focale della discussione.
In Omega c'é tanta storia, tanta cultura, personaggi storici eccellenti e che tutti noi amiamo e ringraziamo... ma manca una scintilla che metta a frutto queste menti.
E manca la ricerca su movimenti, design, ispirazione e prodotto.

Chisssà se agli uffici della Swatch ci pensano ogni tanto.
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« Risposta #9 il: 30 Ottobre 2007, 13:00:39 »


Chissà se agli uffici della Swatch ci pensano ogni tanto.


..... con i fatturati che fanno?   noo

cheers.
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« Risposta #10 il: 30 Ottobre 2007, 13:25:09 »


..... con i fatturati che fanno?   noo

cheers.

Esatto.
E quindi alla fine Omega non é più Omega.

E' una riga di Excel, con scritto una serie di numeri.
Noi generiamo quei numeri comprando i suoi banali prodotti.
Un gioco a cui stare o non  stare, io credo che il mercato presto manderà il suo messaggio forte e chiaro a Omega.
Ed io ovviamente, proprio perché amo Omega e la ammiro per la sua storia, non ci sto di certo! preferisco dare i miei soldini a chi fa ricerca e innovazione o comprare qui pezzi Omega che sono l'origine della specie.

Grazie Jat, mi hai permesso di confermare le mie opinioni sul marchio Omega e soprattutto hai saputo affrontare questa discussione ponendo l'accento su fattori che forse mi erano sfuggiti.

Un modo di dibattere che rappresenta la tua assoluta competenza e imparzialità.

Il discorso resta aperto per chi voglia dibatterlo e non trovi le mie teorie corrette.
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« Risposta #11 il: 30 Ottobre 2007, 14:50:50 »

... io credo che il mercato presto manderà il suo messaggio forte e chiaro a Omega....

...magari, lo spero, ma in realtà non credo. Come ha detto prima Jatukca, il nostro romanticismo non paga.

Il punto è: su che quota di mercato influisce il parere degli appassionati che si trovano in questi forum di orologi, rispetto agli acquisti fatti da persone che comprano orologi da 10k€ magari non sapendo la differenza tra un automatico e un manuale? (Attenzione: non sto dicendo che tutti gli acquirenti di orologi siano ignoranti su aspetti legati alla tecnica o alla storia, ma non credo che TUTTI questi acquirenti abbiano lo stesso bagaglio di conoscenze presenti in questo forum...)
Insomma, facendo un altro esempio, Zenith non mi sembra fallita dopo il "cambio di rotta", ma personalmente trovo i suoi nuovi modelli "discutibili" (voglio mantenere un tono abbastanza neutro e pacato...), il che vuol dire che qualcuno questi Zenith li compra...
lo stesso per Omega: immagino che chi acquista il Railmaster guardi la dimensione del quadrante e non pensi alle caratteristiche tecniche (magari ignorando che i railmaster erano nati per uno scopo preciso, e magari ignorando che i railmaster erano nati contestualmente ai seamaster e speedmaster, operazione con cui Omega puntava alla immissione nel mercato di orologi tecnici per tutte le esigenze).

Poi chiaramente "noi" non ce la facciamo a comprare un Railmaster che, pur con un quadrante interessante, è impoverito dalla sua "pochezza", ma ripeto che non credo che il mercato darà dei segnali ad Omega.

Staremo a vedere (a meno che mettiamo Schirra come direttore marketing in Omega, così, a furor di popolo!!!)

ciao
dario
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« Risposta #12 il: 30 Ottobre 2007, 15:09:40 »

...a meno che mettiamo Schirra come direttore marketing - e design - in Omega, così, a furor di popolo!!!

Ecco a cosa miro!

 

Avrei già la mia agenda per la prima riunione con il marketing!

Punto 1: .......... vabbè lasciamo perdere!

 r1100

A parte gli scherzi, approvo quanto dici che in effetti riflette la nuda, cruda e pura realtà.
Non ci resta che aspettare e vedere cosa succederà.

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« Risposta #13 il: 30 Ottobre 2007, 23:36:52 »

Provo a dire la mia su questo argomento, considerando che ho speso tantissime parole tempo addietro su queste problematiche 

I tempi sono cambiati

Le realtà dell'orologeria elvetica seguono le rigide regole del marketing.

Omega ha oggi raggiunto uno "status" che corrisponde ad un'elevata riconoscibilità globale del "brand".

Questo status è stato raggiunto grazie ad una storia fatta di orologi e soluzioni "tecniche" (spesso anche "professionali" nel vero senso del termine) ben realizzate e di originali innovazioni che hanno poi portato anche alla "storicizzazione" di alcuni orologi e della maison stessa visto il loro utilizzo in "circostanze" che hanno ancor più rafforzato il brand di cui sopra, ricordiamoci lo speedmaster ad esempio che, Nasa o non Nasa, è uno dei primi esempi di "cronografo sportivo con lunetta tachimetrica esterna" creato prima dell'altrettanto famoso "daytona" riuscendo inoltre ad abbinare tutto questo con una politica di prezzi piuttosto allineati al valore del prodotto finale.

Collante di tutto questo poi è il successo nel "mondo vintage" creato ad arte o spontaneo, non è la prima maison che sfrutta alacremente un buon interesse dei propri orologi vintage per rafforzare ancor di più il peso del proprio brand.

In orologeria questa percezione del brand comporta ovviamente vantaggi economici enormi ma dal punto di vista del reale sviluppo e della ricerca fatta con in mente la "creazione di un buon orologio" o di un "nuovo strumento tecnico"  porta una ovvia involuzione data proprio dalla "fredda" considerazione che continuare lo sviluppo e dunque anche "cambiare" se necessario ed "evolversi" continuando la "linea evolutiva professionale" creata nel tempo e che ha fatto la propria fortuna potrebbe portare ad una perdita di fette di mercato.


Omega non è l'unica e la sola che è stata vittima negli anni di questa rigida logica di mercato, per farla breve, se potessimo realizzare un grafico in cui si evidenzi da un lato lo sviluppo innovativo e prettamente tecnico (non solo riguardante i movimenti) e dall'altro "le vendite" ci accorgeremo che se il brand è già "riconosciuto" (come è attualmente quello Omega) a vendite sostenute corrisponderà un naturale abbassamento della volontà di reale innovazione, e per reale non intendo innovazione dettata da tendenze modaiole fini a se stesse.

Se invece si trovasse che le vendite non raggiungono gli obiettivi prefissati si possono scegliere diverse strade di "diversificazione" spesso indovinate altre volte no (vedasi il caso zenith ad esempio).

Può sembrare un controsenso ma l'immobilità programmatica di aziende come Rolex prima ed Omega poi dipendono proprio dal loro successo, o dal successo del messaggio pubblicitario che viene da esse comunicato.

Le maison elvetiche sono "aziende" che fanno del loro obiettivo la vendita ed i profitti, scelgono un posizionamento del loro target all'interno del grande gruppo a cui spesso appartengono a tavolino , si pongono degli obbiettivi di fatturato e se questi obiettivi verranno raggiunti e superati riuscendo a fatturare cifre consistenti difficilmente si farà proseguire la propria "storia tecnologica" perchè potrebbe essere fonte di rischio in prospettiva, si continuerà invece a creare un messaggio di continuità con il proprio passato confezionato ad arte per il target di persone che ci si è prefissati di raggiungere, magari abbinandolo ad un'evoluzione più marketing oriented che "technical o professional oriented" che dovrebbe essere invece nel proprio dna e motivo del successo.

Le aziende invece che non possono contare su questo peso del "brand" dovranno necessariamente prendere altre vie, come il tentativo di proporsi come "moda" magari impestando qualche festa "modaiola" di orologi "in comodato", o la più scomoda ma a noi particolarmente cara, ricerca del nuovo, inteso come sforzo di continuare quello che altre maison hanno interrotto perchè non più "conveniente".

Purtroppo chi come noi percepisce questo non ha un grosso impatto "numerico" nelle scelte programmatiche delle maison, in tanti anni di militanza in forum esteri e nazionali ho sempre pensato che forum come questo o comunque la libera circolazione di informazioni epurate dal fascino del "messaggio pubblicitario" possono in parte agire da "volano" magari gettando le basi per un sempre più grande numero di "appassionati" evoluti che forse, un giorno, avranno un peso ben maggiore di quello di oggi, mi rincuora pensare che qualche anno fa parlare di un movimento XXX non prodotto da XXX voleva dire essere considerati alla stregua di "untori", le cose sono cambiate e potrebbero forse cambiare ancora...

Scusate per il polpettone di getto, è cosi lungo che non  ho neanche il tempo di rileggerlo ...  ;)
« Ultima modifica: 30 Ottobre 2007, 23:48:48 da Lory » Loggato
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« Risposta #14 il: 31 Ottobre 2007, 07:57:25 »

Lory, complimenti.
Un post chiaro e preciso, che ho archiviato per la sua completezza.

Mi rendo conto che, come avete detto in molti, l'immobilità é una scelta voluta da criteri più importanti della cosidetta innovazione.

Da un lato quindi per il vero appassionato resta solo il piacere di godersi la parte storica/vintage di un determinato brand, in modo tale da assaporare il piacere dello stesso quando era all'apice della sua ricerca e della sua "indipendenza" diciamo così.
Dall'altro rimane il piacere, invece, di esplorare nuovi territori con quelle case che per un motivo o per l'altro provano strade diverse, aldilà del blasone.
Solo così, credo, scevri dalla "schiavitù" del brand, dal tifo sfegatato, dalla difesa ad oltranza del nostro beniamino, possiamo continuare a divertirci, magari affinando la nostra capacità di definire "novità" cose che non lo sono e magari porgere l'occhio con più attenzione a quelle che invece lo sono, magari messe in ombra da brand non "considerati".

E' un pò che percorro questa strada e credo che sia l'unica oggi per poter ancora provare emozioni con un'orologio.

Grazie dell'attenzione
Loggato

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